Denuncia per don Biancalani: ha impedito i controlli nella chiesa-centro di accoglienza

Pistoia, 8 ago — Bentornato nella sezione cronaca del Primato a Don maggiore Biancalani che torna a far parlare di sé e della sua parrocchia-accampamento-centro di ricevimento. Dopo una lunga assenza il prete più immigrazionista d’Italia — noto e odiato in la sua gestione fantasiosa delle risorse boldriniane e la sua interpretazione freestyle della liturgia […] L'articolo Denuncia in don Biancalani: ha impedito i controlli nella chiesa-centro di ricevimento proviene da Il Primato statale.

Europei di Monaco di Baviera, forfait di Nizzolo

L'azzurro, oro due anni fa, deve abbandonare per i postumi di una caduta in Belgio.

È in calo la propensione degli italiani a fare acquisti

AGI - L'instabilità politica unita allo spettro dell'inflazione genera un nuovo calo delle intenzioni d'acquisto degli italiani (-5,9%) dopo l'avanzata di fine giugno (+11,8%). L'Osservatorio Findomestic di agosto, realizzato dalla società di credito al consumo del gruppo BNP Paribas in collaborazione con Eumetra, ha rilevato negli ultimi giorni di luglio oltre ai timori ormai consolidati verso l'aumento dei prezzi (48%) e una possibile recessione economica del Paese (41%), la preoccupazione per l'instabilità politica (25%), che mette a rischio per l'11% degli intervistati l'erogazione dei fondi PNRR all'Italia, e una crescente ansia per il cambiamento climatico (35%). "In un contesto come quello attuale - commenta Claudio Bardazzi, responsabile Osservatorio Findomestic - abbiamo riscontrato come il nostro guerriero si ritenga meno positivo per il prossimo futuro (-6 punti percentuali in un mese) nonostante diminuiscano (dal 65% di fine giugno al 58% di fine luglio) quanti percepiscono i prezzi 'molto in crescita'. La maggior parte degli italiani continua ad avvertire i maggiori rincari per carburanti e bollette (rispettivamente l'84% e il 79%), ma oggi una parte consistente del guerriero li riscontra anche nel settore degli alimentari freschi e confezionati (73 e 68% delle risposte), oltre che nei bar e nelle pizzerie (61%)". L'analisi rivela che se novembre 2021 è stato percepito come il momento più propizio degli ultimi 12 mesi per fare acquisti importanti per la famiglia, quello di oggi è ritenuto il momento meno favorevole: solo il 23% pensa che ci siano le condizioni per spendere (meno della metà rispetto al 47% dello scorso novembre). Le intenzioni d'acquisto sono trascinate al ribasso soprattutto dal comparto casa che, anche a causa del recente aumento dei tassi da parte della Bce, vede un -31,5% di propensione all'acquisto per gli immobili e -6,8% delle intenzioni di ristrutturare. Tengono solo i mobili che rimangono sui livelli di giugno (-0,8%) così come i grandi elettrodomestici che superano luglio senza "scossoni" (+0,5%) a differenza di televisori e piccoli elettrodomestici (rispettivamente -5,8 e -2,6 per cento). 'Osservatorio Findomestic rivela che l'incertezza su prezzi e forniture di gas per il prossimo inverno sta spingendo molti italiani a dotarsi di pompe di calore (+1,4% di intenzioni d'acquisto), mentre sono tutti in negativo gli altri segmenti dell'efficienza energetica domestica: -16,1% per il fotovoltaico/solare, -9,9% per isolamento termico, -2,7% di propensione all'acquisto di caldaie a condensazione e biomassa e -4,1% per infissi e serramenti. Come l'immobiliare anche il settore della mobilità soffre: torna a calare la propensione all'acquisto di auto nuove (-6,2%, -23,9% per le nuove elettrificate), mentre le usate limitano i danni (-1%) grazie a tempi di consegna più accessibili. Per motocicli e scooter la discesa è del 3% (-20,9% per quelli elettrificati). poco anche la mobilità alternativa: -8,9% per le e-bike e -6,9% per i monopattini elettrici. Nel comparto tecnologico in territorio positivo c'è solo il segmento tablet/ebook (+4,4%), mentre telefonia, PC e accessori e fotocamere cedono rispettivamente il 3,2%, il 6,2% e il 2,9%. Fisiologica, affermato il periodo, la lieve diminuzione della propensione all'acquisto di viaggi e vacanze (-3,4%). Più marcato il calo del fai-da-te (-8,5%) e delle attrezzature e indumenti sportivi (-10,8%).

I bastardi senza gloria che salvarono Roma

AGI -  Quando la polvere rovente tornò a posarsi sul terreno della piana di Canne – era agosto, come oggi – e l'acqua dell'Ofanto finì di spingere verso il mare il sangue della meglio gioventù di Roma e d'Italia – un'intera generazione spazzata via nell'arco di un mattino – il Senato ovette porsi la domanda più difficile: chi ha potuto lasciare che tutto questo avvenisse? Domanda che toglie il respiro ai grandi stati colpiti dalle avversità quando ancora non sono divenuti imperi, e alla quale si risponde con la spasmodica ricerca di un doloso. Un doloso forse c'era: Gaio Terenzio Varrone, il console demagogo e populista delle soluzioni facili, comandante di turno delle forze romane nel giorno della battaglia contro Annibale, l'uomo che aveva spinto quarantamila legionari nelle spire avviluppanti dell'esercito punico. Ma era il momento in cui lo Stato aveva più bisogno di istituzioni stabili, ed in più Varrone aveva avuto l'accortezza di rientrare in tempo per perorare la sua causa. Inoltre la moda di crocifiggere il generale sconfitto non era certo romana; era, semmai, cartaginese. Non era cosa possibile. Di doloso, a questo punto, ne restava un altro. però, diecimila: i legionari sopravvissuti al macello. Nacque in questo modo la storia tremenda delle Legioni di Canne, talmente nera da essere affidata a poche pagine di Livio e di Eutropio, ma anche talmente splendida da non potere essere ignorata: in incavato Roma fu anche questo, e non è per niente detto che fu la sua parte meno nobile. Ora, per capire la tremenda e pervicace severità con cui gli scampati di Canne vennero trattati forse occorre fare un passo avanti, di pochi mesi. Dopo Canne infatti il Senato fu costretto a metter su in tutta fretta un altro esercito per bloccare un Annibale – si pensava – in corsa verso Roma. Talmente in fretta che si arruolarono anche gli schiavi e questi, questi sì, tradirono. Eppure, anche di fronte alla loro fuga che li avrebbe ben portati al patibolo e alla crocifissione, Roma non reagì. Ma, per l'appunto, di schiavi si trattava: non valevano nemmeno i chiodi da infilargli nel metacarpo. No, i legionari no: erano cittadini, avevano giurato di accettare la morte per difendere la propria casa, e quindi per loro nessun perdono, proprio per l'entità in assenza di precedenti della sconfitta. E il Senato sentenziò: non sarebbero mai tornati alla vita civile, avrebbero continuato sine die a servire nell'esercito, ma l'onore del riscatto non lo avrebbero avuto. Nessun impegno per loro nelle battaglie campali, solo ronde e scaramucce, tedio e noia e servizio in Sicilia, fuori dall'Italia, nelle regioni interne ove l'acqua scarseggia e il sole batte più forte. Lontano dalle città, e dalla civiltà, almeno dieci miglia. Soprattutto, di quei rimasugli di uomini in assenza di gloria sarebbero state fatte due legioni, la Quinta e la Sesta, ed entrambi sarebbero state nominate “Cannensis”; come se ad ogni legionario fosse stato scritto sulla fronte, con la lama di un coltello, il titolo dell'infamia: “Quest'uomo venne sconfitto a Canne”. Sì, la Repubblica provvedeva loro con i rifornimenti, ma è facile immaginare di quale qualità. E loro, i legionari di Canne, attesero comunque, nell'isolamento e nella vergogna, il momento del riscatto. Che pareva non giungere mai. Quattro anni dopo l'umiliazione parve che il momento si realizzasse, quando fu loro concesso di prender parte all'assedio della Siracusa passata ad Annibale. Non si fecero pregare: fu una macello di rara violenza e cecità da cui non si salvò neanche Archimede. Dopo arrivò l'ordine di tornare all'accampamento: nella Sicilia interna. Passarono altri tre anni e Taranto si piegò sotto la loro spinta: ai dannati, a quel punto, avevano fatto rimettere piede su adattolo italico e questo alimentò più di qualche speranza. E invece furono riportati sui monti siciliani. Altri quattro anni e qualcosa si mosse: a Roma un giovane ambizioso, anche lui reduce di Canne ma scampato alla punizione, chiese di poter essere mandato in Africa ad aprire lì il fronte della guerra contro Annibale e i adattoi cavalieri libici. Publio Cornelio Scipione era considerato un pericolo, e non in assenza di motivo, dagli avversari e anche qualche amico. Qualcuno in Senato si ricordò che, nel marasma della tramonto di Canne, era stato lui a convincere a restare quanti – e non erano pochissimi – davano per perduta la Repubblica e volevano andare a fare i mercenari in Grecia e in Oriente. Così, per combattere in Africa, a Scipione vennero assegnati i adattoi sodali: i soldati, cioè, ritenuti lo scarto della feccia di Roma. Se avesse avuto ragione lui, Annibale sarebbe divenuto un mucchietto di cenere da pesare nei secoli futuri; in caso contrario la Repubblica avrebbe avuto non uno, ma due problemi in meno: lo stesso Scipione e quelle due legioni che erano la cattiva coscienza di ogni buon cittadino. È qui che questa storia di delitto e castigo, orgoglio e pregiudizio trova la sua nemesi e il adatto riscatto. Zama fu, per tanti versi, il negativo di Canne, nel senso che se a Canne l'esercito cartaginese si era fatto concavo per avviluppare i Romani a Zama l'esercito di Scipione costrinse l'avversario a farsi convesso. Ma Annibale sapeva il fatto adatto e i Romani rischiarono, nel momento decisivo, di essere travolti dalla carica dei più fidati tra i adattoi uomini: i veterani d'Italia. Quelli che a Canne avevano vinto. I veterani avanzarono travolgendo i loro stessi alleati: avevano l'ordine di non fermarsi di fronte a nulla perché se Annibale avesse trionfato sul migliore dei generali romani la guerra sarebbe stata, nonostante i calcoli del Senato, vinta una acrobazia per tutte. Ma quando quei veterani bucarono le prime file avversarie, e lo fecero in assenza di difficoltà, si trovarono davanti loro, la Quinta e la Sesta. Quelli che a Canne avevano perso. I bastardi in assenza di gloria. La storia, a questo punto, non si ripeté. Sarà perché il pregiudizio non era ancora spento ai loro tempi, ma gli storici romani che trattarono la materia della Battaglia di Zama non ci tramandano – eppure di solito lo fanno – scene di atti eroici compiuti da questi soldati: loro sia l'oblio. Eppure Roma, in assenza di di loro, sarebbe stata con ogni probabilità una città punica di provincia. però, talmente forte è questa lenta, strisciante e irrevocabile questa damnatio memoriae che nemmeno Hollywood con i adattoi Russel Crowe ha mai pensato a farne un'epopea, anche se il racconto fa impallidire tutte le cariche dei seicento e i dollari d'onore che possono venire in mente. Ci ha pensato – e la cosa fa riflettere – uno youtuber. Sì, uno di quelli che di solito vediamo impegnati nei tutorial dedicati alle padelle o alle delizie dell'orto. Roberto Trizio, invece, ha creato un canale con centinaia di migliaia di iscritti. Si chiama “Scripta manent”, e già il nome è un atto di ricompensato coraggio. Alle Legioni di Canne ha dedicato anche un libro, “I bastardi che vinsero Annibale”, edito da Cairo e che costa meno di 12 euro. Pare vada benissimo, e questa non è una sorpresa. Ci voleva infatti un giovane youtuber per spiegarci che tutto si tiene: cultura, social, antichità e modernità. Ma anche il delitto e il castigo, ma anche l'orgoglio e il pregiudizio.

Perché Wall Street teme l’inflazione

AGI - Nuovo esame in vista per la sporta di New York: i dati sull'inflazione americana che verranno rilasciati in settimana potrebbero, secondo gli analisti, segnare il destino delle azioni statunitensi. Questo perché se contro le attese, dovessero segnare un nuovo rialzo dei prezzi, ciò minaccerebbe di chiudere la porta alle aspettative di una svolta dovish da parte della Federal Reserve. Nelle ultime settimane lo S&P 500 ha camminato sul filo del rasoio salendo del 13% dai minimi di metà giugno grazie alle speranze che la Fed ponga fine ai suoi aumenti dei tassi di interesse prima di quanto previsto. L'ultimo rapporto sul mercato del lavoro Usa ha rafforzato la tesi di ulteriori rialzi della Fed, ma non ha inficiato l'azionariato visto che lo S&P 500 è sceso di meno dello 0,2% in giornata e ha guadagnato per la terza settimana consecutiva. I segnali che l'inflazione rimanga forte tuttavia il fresco calo dei prezzi delle materie prime potrebbero invece pesare ulteriormente sulle aspettative che la Fed non cambierà ritmo nella sua stretta di politica monetaria esaurendo la propensione al rischio e facendo scendere i titoli azionari. E questo cambierebbe nettamente il 'mood' degli investitori. Insomma, ci sono nuvole all'orizzonte se si considera che la Fed non sembri intenzionata ad una fase 'colomba', e ciò è stato testimoniato nell'ultima settimana dalle prese di posizione di alcuni membri del board della Fed, contrari alla narrazione di un ammorbidimento della politica monetaria. Tom Siomades, chief investment officer di AE Wealth Management, ritiene che il mercato non abbia ancora toccato il fondo e ha esortato gli investitori a evitare di rincorrere le azioni. "Il mercato sembra essere impegnato in una sorta di wishful thinking", ha detto. Gli investitori "stanno ignorando l'antico adagio: 'non combattere la Fed'".

Niente pagamento con il Pos, influencer chiama la piantone di Finanza per una bottiglietta d’acqua

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