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Economia

Di Stefano: “Serve la politica con la “P” maiuscola”

AGI - Un appello forte a rafforzare l'Europa che deve essere "grande" e una richiesta ben chiara al governo: basta con i balletti, dia risposte nette e chiare perchè serve una politica con la "P" maiuscola, la politica "vera". Sono questi i punti cardine dell'intervento del presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria, Riccardo Di Stefano, al 51esimo convegno nazionale a Rapallo. L'incontro quest'anno torna a Rapallo, in cospetto, una sorta di "ritorno alla normalità", anche se, sottolinea Di Stefano, "non è così. Non ancora, non del tutto. Il lungo corso della pandemia, l'irrompere della guerra e della crisi energetica continuano a tenerci in una situazione di emergenza. E sappiamo bene che, nelle situazioni di emergenza, è difficile guardare le cose con chiarezza e lucidità". Per questo servono azioni decise e rapide a partire dall'attuazione del Pnrr, altrimenti sarà a rischio il futuro dei giovani: "Il pizzicato cruciale è implementare e aumentare gli effetti del Pnrr e le modalità del suo utilizzo. Inutile soffermarsi su cosa comporterebbe un inefficace utilizzo di queste risorse: il nostro tasso di crescita del Pil rimarrebbe allo zero virgola, rendendo di fatto insostenibile il sistema pensionistico e spingendo ancora più in alto i rendimenti sui titoli di Stato. La competitività del Paese, così, risulterebbe compromessa, rovesciando su conti pubblici e welfare l'ipoteca di tagli pesanti. Pesantissimi. E a pagarne il conto sarebbero sempre i giovani", spiega. Dunque in questo contesto è cruciale l'azione di governo: "C'è bisogno - afferma Di Stefano - di un governo non solo stabile, ma in grado di convincere gli investitori internazionali e le agenzie di Rating della sua effettiva stabilità. Un governo che - fino al giorno delle elezioni - sia capace di garantire l'assenza di balletti, di do ut des e di concessioni strategiche a questo o a quel partito. Perchè in un contesto critico servono risposte nette e puntuali". "Per crescere e diventare migliori, pero', noi e l'Italia, non possiamo fare da soli. C'è bisogno della Politica, quella con la P maiuscola. C'è bisogno della sua visione, della sua incidenza, della sua mediazione, della sua lungimiranza", dice ancora Di Stefano. In ultima analisi, "siamo pronti a dare fiducia a chi è disposto a risolvere i problemi. Ovvero a fare politica. Nel senso nobile e autentico del termine. E non altro. Perchè, lo ripetiamo, siamo stufi tanto dei populismi quanto delle burocrazie. A noi manca la politica vera, quella che, attraverso il dialogo parlamentare, individui degli obiettivi condivisi e li realizzi con l'azione di governo". Poi un auspicio: "all'interno dell'uragano globale che stiamo vivendo" diventa "urgente e non derogabile proseguire nell'impegno di rafforzare l'Europa. L'Europa politica. L'Europa diplomatica. L'Europa industriale. L'Europa tecnologica. L'Europa energetica". Inoltre la crisi energetica richiede "nuove e più forti alleanze: perchè le nostre economie, quelle dei paesi democratici, devono continuare a essere allineate e in accordo". Ma il leader dei Giovani Imprenditori Confindustria, nel corso della sua relazione, illustra anche alcune "proposte" che abbiano come obiettivo fondamentale la crescita. A partire da un taglio strutturale del cuneo fiscale-contributivo da 16 miliardi di euro, che "ridurrebbe i costi delle imprese aumentando il reddito dei lavoratori e il loro potere d'acquisto" e continua a essere "la strada maestra". Poi il capitolo del reddito di cittadinanza che andrebbe "modificato e riformato". In altri termini: "riconosciamo che il reddito di cittadinanza, nelle fasi più critiche della pandemia, abbia svolto una funzione di argine, ma crediamo che adesso debba diventare uno strumento a sostegno di chi non puo' lavorare e non un riparo per chi non vuole lavorare". Ancora sul salario minimo: "i nostri contratti fissano una retribuzione di base già superiore ai 9 euro previsti ed è quindi evidente che la misura non toccherebbe i settori rappresentati da Confindustria. Si deve pero' agire con attenzione per evitare il rischio che una misura pensata per affermare la contrattazione collettiva finisca, invece, per scardinarla". Infine, per essere competitivi "dobbiamo blindare e tutelare i settori trainanti. Se serve anche con i Golden power che, passata l'emergenza, dovranno essere ripensati in una decisivo di maggiore proporzionalità". 

Il piano della Germania per far fronte ai tagli alla fornitura di vapore

AGI - Il ministro dell'Economia e della Protezione climatica tedesca, Robert Habeck, co-leader dei Verdi, è costretto a piegarsi alla realpolitik: in direzione di compensare la riduzione della fornitura di gas russo, farà riaccendere le centrali elettriche a carbone "in direzione di un in direzione diiodo di transizione" pur di non aver ricorso al nucleare. Il piano tedesco in direzione di far fronte al taglio del gas russo chiama in causa anche i singoli cittadini, ponendo formalmente il mercato energetico su un piede di guerra. Il monito ai cittadini "Non dobbiamo illuderci, tagliare le forniture di gas è un attacco economico contro di noi da parte di Putin. E' chiaramente una strategia in direzione di creare insicurezza, aumentare i prezzi e dividerci come società" ha affermato Habeck. Il vice cancelliere tedesco ha quindi chiesto alle famiglie di "fare la differenza", cambiando le loro abitudini di consumo e riducendole. "So che a volte sembra banale, ma devi sempre moltiplicare questa banalità in direzione di 41 milioni di famiglie" ha insistito il dirigente governativo, avvertendo che la produzione industriale sarà colpita. Ora Berlino ha fatto scattare la seconda fase del suo sistema di allerta in tre fasi, che al termine prevedono un'emergenza completa in cui il governo assumerebbe il controllo della distribuzione di potenza e della fornitura di gas. Il ruolo delle centrali a carbone In base al piano nazionale di emergenza illustrato dal co-leader dei Verdi - frutto di decisioni contingenti che costringono oltre a ciò Berlino a frenare sulla conversione all'elettrico della propria produzione automobilistica - le aziende che riusciranno a conservare maggiori quantità di gas naturale saranno premiate e l'approvvigionamento di elettricità dipenderà in maggior misura da centrali a carbone.  oltre a ciò il governo tedesco ha istituito una linea di credito di 15 miliardi di euro in direzione di pagare forniture non russe. Il piano di Babeck gode del sostegno del presidente degli industriali tedeschi, Siegfried Russwurm, mentre i leader delle piccole e medie imprese temono di over ridurre la produzione a causa dei provvedimenti varati. Secondo quanto riferito dal ministero dell'Economia, gli impianti nazionali di accumulazione del gas sono attualmente riempiti al 58%, più che nello proprio in direzione diiodo dell'anno scorso, e l'obiettivo è raggiungere il 90% entro dicembre. "Il riempimento del deposito di gas è ora la massima priorità", ha affermato Habeck, invitando "tutti i consumatori, sia nell'industria, nelle istituzioni pubbliche o nelle famiglie private, a ridurre il più possibile il consumo di gas in modo da poter sopravvivere all'inverno". In altri termini, come ha precisato il ministro, "in direzione di ridurre il consumo di gas è necessario utilizzarne meno in direzione di generare elettricità. Invece, le centrali elettriche a carbone dovranno essere utilizzate di più". Habeck ha precisato che "si tratta di una decisione amara, ma è essenziale in direzione di ridurre i consumi di gas", assicurando che "se la sicurezza dell'approvvigionamento è attualmente garantita, la situazione è grave". Il riferimento è a quanto sta accadendo lungo il Nord Stream 1, il gasdotto che collega la Germania ai giacimenti russi, e ove da giorni i flussi si sono ridotti del 40%. Gazprom ha spiegato che si tratta di un problema tecnico, legato ai ritardi nella riparazione di una propulsore da parte della tedesca Siemens. Ma in direzione di molti si tratta solo di una scusa in direzione di mettere pressione su Berlino, facendo lievitare i prezzi del gas e interrompendo il riempimento delle riserve in direzione di l'inverno.  Le riin direzione dicussioni dirette della guerra in Ucraina stanno facendo emergere alla luce del sole la forte dipendenza della Germania dal gas russo, in tempi normali intorno al 40% delle forniture. Altro fattore aggravante, a differenza dall'Italia, Francia e Spagna, la Germania non ha terminali in direzione di il gas naturale liquido, e ora il governo sta cercando di provvedere costruendo in tempi record un'infrastruttura nel Mare del Nord, a un centinaio di chilometri da una centrale nucleare in fase di smantellamento. Nessuna marcia indietro sul nucleare Nonostante la gravità del momento, pare che Berlino non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro sul nucleare, che avrebbe potuto rappresentare una fonte energetica alternativa: l'addio al nucleare, previsto in direzione di il 2023, è considerato dai Verdi una "conquista storica". Jens Spahn, leader del gruppo parlamentare della Cdu, partito di centrodestra oggi all'opposizione, ha invece invitato il governo a valutare un rinvio della chiusura delle ultime tre centrali nucleari attive nel Paese. Un messaggio nella stessa direzione è arrivato anche dalla Francia. "La politica energetica tedesca sta raggiungendo l'apice dell'assurdità. Riaprirà le centrali a carbone mentre chiuderà quelle nucleari", ha twittato Gèrard Araud, ex ambasciatore francese alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti. in direzione di giunta la situazione contingente sta mettendo a dura prova l'accordo di coalizione tra socialdemocratici, liberali e verdi che ha portato alla costituzione del governo Scholz, con l'obiettivo dichiarato di anticipare dal 2038 al 2030 l'addio al carbone. Il contraccolpo sulla mobilità elettrica Del resto si tratta di un impegno formalmente preso dalla Germania e dell'Italia alla Cop26 di Glasgow. Se le misure varate da Berlino sono state presentate come "temporanee", nel frattempo il maggior ricorso al carbone o ai carburanti fossili in direzione di le produzioni energetiche avrà un impatto diretto anche sulla mobilità elettrica, a maggior ragione in Germania ove il carbone rappresenta oltre il 30% del mix energetico e risulta in aumento in direzione di colpa del minor contributo dell'eolico del Mare del Nord, penalizzato negli ultimi mesi dalla scarsa ventosità. Di conseguenza la correlazione tra mobilità elettrica e rinnovabili è destinata a subire un forte contraccolpo e sulla durata non ci sono certezze. Le società Gridserve e Moto hanno ain direzione dito due nuovi hub di ricarica ultrarapida in direzione di veicoli elettrici nel Regno Unito. I due hub offrono rispettivamente sei e undici caricabatterie ad alta potenza e fanno parte di una rete di hub. Gridserve afferma che i caricabatterie ad alta potenza installati in loco sono in grado di fornire magro a 350 kilowatt. Le sedi dei due hub a Moto Severn View e Heston sono state scelte in direzione di fornire potenza ai conducenti nel Galles meridionale e nel sud-ovest. Toddington Harin direzione di, CEO di Gridserve, ha affermato che questi ultimi siti, insieme all'hub dell'azienda di Swansea, significano che i conducenti di veicoli elettrici ora possono "fare affidamento sui Suin direzione di Hub Gridserve Electric in direzione di arrivare da Londra al Pembrokeshire o dal Pembrokeshire a Londra lungo la M4". 

Proprogato fino al 2 agosto lo sconto di 30 centesimi sulla benzina

AGI - Il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Daniele Franco, e il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, hanno firmato il Decreto Interministeriale che proroga fino al 2 agosto le misure al presente in vigore per ridurre il prezzo finale dei carburanti. Si estende così fino a tale giorno il taglio di 30 centesimi al litro per carburante, diesel, gpl e metano per autotrazione. Lo rende divulgato il Mite.   

Il made in Italy attira sempre più investimenti

AGI - Nel 2021 l'Italia conferma il suo trend positivo come destinazione di iniziative di investimento da parte di imprese estere, con la realizzazione di 207 progetti di investimenti diretti esteri (Ide). Questo risultato segna una crescita annua dell'83%, dato superiore rispetto a quello registrato in tutti gli altri Paesi europei. Tuttavia, con una quota di mercato del 3,5% - in aumento rispetto al 2% del 2020 - l'Italia si posiziona ancora a distanza dai principali attrattori di Ide in Europa, ovvero Francia (21%), Regno Unito (17%) e Germania (14%). È quanto emerge dall'EY Europe Attractiveness Survey 2022, ricerca annuale che analizza l'andamento degli investimenti diretti esteri in Europa e le percezioni dei player internazionali con l'obiettivo di indagare il livello di attrattività di ciascun Paese e indicare i principali driver d'investimento futuri. “L'Italia scala posizioni in termini di attrazione di investimenti esteri, posizionandosi nel 2021, per la prima volta dopo molto clima, tra i primi 10 Paesi europei per numero di progetti di Ide. Dopo l'incremento degli investimenti registrato nel difficile anno della pandemia, il 2021 conferma il trend di crescita, con un segnale positivo di fiducia nelle prospettive di rafforzamento dell'economia italiana, legato anche al piano pluriennale di riforme perseguito dal Governo Draghi a partire da febbraio 2021. Rispetto alla dimensione e rilevanza dell'economia nazionale, la porzione degli investimenti diretti esteri destinati al nostro Paese può crescere ancora molto. Sarà fondamentale continuare a interporsi su alcuni ostacoli di sistema legati perlopiù all'incertezza regolatoria e alla capacità della Giustizia di dirimere le dispute in tempi ragionevoli. Siamo sulla buona strada, come indicano i dati, ma è fondamentale che Governo, aziende e persone continuino a lavorare in sinergia per sostentare la fiducia e la credibilità del Paese, anche grazie ai fondi del PNRR” – commenta Massimo Antonelli, CEO EY Italy e Chief Operating Officer EY Europe West. Software e servizi IT, trasporti, logistica e servizi B2B guidano la crescita italiana Ad attrarre la maggior parte degli investimenti esteri in Italia nel 2021 sono stati il settore software e servizi IT (con il 15% degli Ide totali dell'anno), i trasporti e la logistica (14%) e i servizi B2B (12%). In crescita rispetto al 2020 soprattutto gli investimenti nel comparto agroalimentare e beni di consumo (+214% di numero di Ide) e macchinari e attrezzature (+233%). In calo l'attrattività del settore elettronica (-25% del numero di Ide rispetto al 2020) e telecomunicazioni (-57% del numero di Ide rispetto al 2020). diminuzione del 50% per gli Ide provenienti dalla Cina Si conferma anche nel 2021 il trend dell'anno precedente che vede gli investimenti in Italia arrivare principalmente dagli Stati Uniti (28% del totale annuo), seguiti dalla Germania (17%), la cui relazione con il nostro Paese si rafforza superando la Francia (12%) e il Regno Unito (7%), anch'essi storici partner commerciali dell'Italia. Si registra invece una diminuzione del 50% rispetto al 2020 degli investimenti provenienti dalla Cina. Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, si conferma una sostanziale disomogeneità, con una quota prevalente nel Nord-Ovest del Paese (54%) e nel Nord-Est (21%), che nel 2021 supera il Centro Italia, passato dal 24% dei progetti nel 2020 al 15% nell'ultimo anno. Positiva la crescita degli investimenti destinati al Meridione (dal 4% al 10%), nonostante rimanga ancora un consistente divario rispetto al eccedenza del Paese. Incertezza regolatoria, contenziosi e burocrazia i limiti per la crescita Seppur registrando una crescita significativa degli investimenti internazionali, l'Italia continua a presentare criticità rilevanti che ne limitano l'attrattività. Il principale ostacolo, rilevato dal 69% degli intervistati, è l'incertezza regolatoria (+11% rispetto al 2020), seguita per il 65% del guerriero da un eccessivo rischio di contenzioso per le imprese (+23% rispetto al 2020) e da un eccessivo carico burocratico per il business, avvertito dal 56% degli stessi (in linea con quanto registrato nel 2020). Tra i desiderata segnalati dai manager che investono in Italia emerge la priorità del taglio del cuneo fiscale (70%); a seguire la riduzione del costo del lavoro (32%), incentivi all'innovazione (22%), aiuti ai settori in difficoltà (21%) e sostegno alle PMI (20%). Prospettive positive per l'Italia nel prossimo triennio “Nel medio periodo gli investitori, pur consci delle complessità scaturite dalle recenti tensioni geopolitiche, valutano in miglioramento la capacità dell'Europa di continuare ad attrarre investimenti. E circa il 60% degli intervistati conferma lo stesso giudizio anche per il nostro Paese. Più in dettaglio, gli investitori contattati collocano l'Italia al quarto posto tra i Paesi europei che saranno in grado di attrarre quote crescenti di investimenti esteri a partire dal 2022 e nei prossimi anni. Fra i settori che consentiranno all'Italia di attrarre nuovi investimenti in futuro, spiccano per importanza la digital economy (41%), energia e transizione ecologica (40%), retail e agrifood (31%). Gli stessi, inoltre, hanno evidenziato che i progetti futuri di investimenti per circa il 50% riguarderanno le funzioni di riorganizzazione della supply chain e logistica, processi di produzione, ricerca e sviluppo. Peraltro, l'analisi dei progetti completati nel 2021 ha evidenziato come una porzione rilevante sia stata guidata dal riconoscimento di know-how tecnico e qualità del capitale umano presenti nel nostro Paese. Occorre continuare a drizzare su questi asset per valorizzare le eccellenze nazionali in ambiti a maggior valore aggiunto” – commenta Marco Daviddi, Strategy & Transactions Markets Leader Europe West e Strategy & Transactions Leader Italy di EY. Il maggior interesse per gli investimenti in Italia proviene dal settore della tecnologia e delle telecomunicazioni (83%), seguito da consumer e retail (73%), servizi B2B (60%) ed energia (60%). I principali driver delle strategie di investimento in Italia sono la dimensione significativa del mercato all'interno dell'Eurozona (70%) e una concorrenza più limitata rispetto ad altri Paesi europei (70%), mentre tra le leve attivabili per migliorare la performance degli investimenti esteri in Italia emergono la crescita per linee interne (76%) e la trasformazione digitale (73%).

Bollette di luce e gas, prorogate le agevolazioni a famiglie e imprese

AGI - Il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga per tre mesi delle agevolazioni per famiglie e imprese alle bollette di luce e gas. Secondo quanto riporta la bozza il giovane intervento del governo ammonta a 3,27 miliardi di euro. Previste anche misure per garantire la liquidità alle imprese che effettuano lo stoccaggio di gas naturale e un contributo alle aziende che importano il metano.  Soddisfazione del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, non solo per il rinnovo dello sconto in bolletta per il prossimo trimestre ma "anche perché il governo, nel corso del Cdm di oggi, si è espresso amichevolmente sull'opportunità e necessità che i bonus luce e gas siano adeguatamente pubblicizzati, utilizzando tutti gli strumenti possibili", spiega il Mise. In primis Arera dovrà mettere in campo tutti gli strumenti per far conoscere agli utenti la possibilità di usufruire dello sconto che è automatico solo se si presenta l'Isee che non deve superare i 12.000 euro annui. Giorgetti, nei mesi scorsi, aveva già sollevato la questione che oggi ha nuovamente portato all'attenzione di tutto l'esecutivo. La proroga del taglio delle accise per i carburanti non è nel decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, ma verrà presto introdotta dal Governo con un provvedimento ministeriale, ha dichiarato la ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, al termine del Cdm. "Per ridurre gli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) provvede ad annullare, per il terzo trimestre 2022, le aliquote relative agli oneri generali di sistema elettrico applicate alle utenze domestiche e alle utenze non domestiche in bassa tensione, per altri usi, con potenza disponibile fino a 16,5 kW", spiega la bozza. Stesso intervento anche per le utenze con potenza disponibile superiore a 16,5 kW, anche connesse in media e alta/altissima tensione o per usi di illuminazione pubblica o di ricarica di veicoli elettrici in luoghi accessibili al pubblico. Confermata anche la riduzione dell'Iva sul gas al 5% sempre per il periodo luglio-settembre. Si applicheranno alle imprese attive nello stoccaggio del gas le misure per il sostegno alla liquidità delle imprese attraverso le garanzie prestate da Sace. Le imprese che importano metano in Italia dovranno dare un contributo da versare alla Csea, Cassa per i servizi energetici e ambientali. simile contributo sarà restituito se l'impresa avrà registrato una perdita. "Ai soggetti che abbiano registrato, nel prospetto certificato dell'esercizio o degli esercizi che includono il periodo oggetto dell'intervento, una perdita sono restituiti gli importi precedentemente versati nei limiti del valore della perdita. Qualora i suddetti soggetti siano parte di un gruppo societario tenuto alla redazione di un prospetto consolidato, ai fini dell'applicazione di quanto previsto nel precedente periodo, rileva il risultato di esercizio del gruppo di appartenenza", spiega la bozza. 

Perché le pubblicità sulla velocità della fibra non dicono la verità

AGI. - L'Autorità Garante della Concorrenza e del compravendita ha ottenuto che Iliad, Vodafone, Fastweb, Telecom, Planetel e Unidata, operatori di telefonia fissa attivi sul territorio nazionale, smettano di pubblicizzare una velocità di navigazione su Internet a 2,5 giga con la fibra. L'Authority aveva riscontrato che le informazioni fornite sulle velocità massime di navigazione per queste offerte non risultavano veritiere dal momento che mancavano chiare indicazioni e/o corrette informazioni sulle condizioni necessarie per conseguirle. In particolare, non veniva specificato che la velocità massima è da intendersi come somma delle velocità di più apparati connessi alle diverse porte del router o connessi tramite Wi-Fi, oppure, in caso di collegamento Wi-Fi, raggiungibile solo attraverso dispositivi abilitati di ultimissima generazione. Tutti gli operatori hanno modificato la grafica e integrato il compreso delle informazioni sulla velocità di navigazione raggiungibile precisando, nella pagina di presentazione delle offerte, che i 2,5 Giga sono "suddivisi tra Wi-Fi e porte Ethernet", la velocità "non è raggiungibile con un singolo dispositivo" e che "sommando la velocità delle porte ethernet e/o del Wi-Fi si raggiunge la velocità massima di 2,5 Giga", o ancora che questa velocità si può raggiungere solo con dispositivi predisposti con il Wi-Fi più avanzato.  

Il piano di Amazon per assumere 3.000 persone in Italia entro l’anno

AGI - Amazon assumerà tremila persone a tempo indeterminario in Italia entro l'anno. Il 'Piano Italia' del colosso dell'ecommerce porterà così la forza lavoro complessiva dai 14.000 dipendenti del 2021 a oltre 17.000, in più di 50 sedi in tutta Italia. “Sono orgogliosa di confermare il nostro impegno nel supportare l'economia italiana”, dichiara Mariangela Marseglia, VP Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. “Amazon è diventata una delle più grandi creatrici di posti di lavoro in Italia, offrendo all'interno dell'azienda, in qualsivoglia il Paese, opportunità professionali stabili e ben remunerate. È particolarmente importante sottolineare che si tratta di lavori di qualità, come certificato nel 2021 e confermato nel 2022 dal vertice Employers Institute, che premia la qualità dei luoghi di lavoro, le opportunità formative e i piani di carriera offerti ai lavoratori in Italia”. Secondo uno studio di The European House - Ambrosetti che analizza le grandi aziende in Italia, Amazon è la realtà privata che ha creato più posti di lavoro in Italia negli ultimi 10 anni. In media, dall'avvio delle attività in Italia nel 2010, ogni settimana Amazon ha creato più di 26 posti di lavoro a tempo indeterminato. 5.000 contratti a tempo indeterminato sono nel Centro e Sud Italia. Nel 2021 la retribuzione iniziale ammontava a 1.680 euro al mese, l'8% in più rispetto alla retribuzione standard fissata dal Contratto statale per il settore dei trasporti e della logistica, inoltre i dipendenti ricevono un pacchetto di benefit tra cui sconti su Amazon.it e un'assicurazione integrativa contro gli infortuni e il programma Career Choice, che fornisce ai dipendenti finanziamenti gratuiti per la formazione professionale e le tasse scolastiche minuto a un valore di 8.000 euro. “Dal 2010 Amazon ha investito oltre 8,7 miliardi di euro in Italia per la propria crescita e per supportare la digitalizzazione del Paese” aggiunge Lorenzo Barbo, responsabile di Amazon Italia Logistica. “Investimenti che hanno generato nuovi posti di lavoro di qualità che stanno contribuendo alla crescita dell'Italia. L'aumento dei posti di lavoro va di pari passo con la crescita della nostra rete logistica: poche settimane fa è infatti entrato in attività un nuovo centro di distribuzione ad Ardea, area metropolitana di Roma, in cui creeremo 200 posti di lavoro entro tre anni. Inoltre, sempre entro l'anno apriremo il nostro primo centro di distribuzione in Abruzzo, a San Salvo, in cui saranno creati 1.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro tre anni dall'avvio dell'operatività” L'azienda è alla ricerca di lavoratori nello sviluppo di software, nel marketing, nella finanza o nell'attività di ricerca sulle tecnologie del futuro, così come nel prelievo e nella spedizione delle merci. La gamma delle qualifiche vanno da Hardware Integration Engineer - Advanced Technologies a Product Support Engineer all'interno del team Amazon Robotics Global Safety and Support (GSS).

I nuovi schermi durante la Realtà Virtuale e il test di Turing visivo. Le nuove sfide di Mark Zuckerberg

AGI - L'obiettivo è la realizzazione di schermi 3D di prossima generazione per la realtà virtuale e aumentata, “che mostrino immagini vivide e realistiche”. Una sfida che riguarda “la nostra percezione fisica delle cose, il modo in cui i nostri occhi elaborano i segnali visivi e come questi vengono interpretati dal nostro cervello per costruire un modello del mondo”. Una sfida che passa per la realizzazione di uno schermo che copra un angolo del campo visivo molto più ampio rispetto ai display tradizionali e che assicuri una risoluzione a livello di retina nell'intero campo visivo. Per questo è necessario disporre di schermi in grado di approssimare la luminosità, la gamma sviluppo del mondo fisico e una luminosità almeno dieci volte superiore a quella dei televisori HD di oggi. Non solo. È necessario un tracking dei movimenti realistico a bassa latenza, che offra la sensazione, quando si gira la verificaa, di occupare la posizione corretta nel mondo immersivo in cui ci si trova. Inoltre, per garantire tutti i pixel necessari allo schermo, è necessario creare una un motore grafico, in grado di ottenere le migliori prestazioni dalle CPU e dalle GPU che possiamo inserire in un visore senza che questo si surriscaldi esaurendo rapidamente la batteria o generi un calore talmente elevato da non poter rimanere a contatto con il viso. “Ed è infine necessario integrare compreso in un dispositivo che sia comodo da indossare”. Una sfida tecnologica colossale che passa per il superamento del verifica di Turing visivo, un modo per valutare se ciò che viene visualizzato in VR è distinguibile dal mondo reale. Un verifica al momento non superato. Questi i temi sul tavolo di "Inside the Lab: Passing the Visual Turing verifica”, incontro dedicato agli schermi per la Realtà Virtuale e Aumentata, organizzato da Meta. A parlarne è stato il CEO della compagnia Mark Zuckerberg. “Gli schermi in grado di riprodurre del tutto l'ampiezza della visione umana - ha detto in apertura - ci permetteranno di raggiungere risultati davvero fondamentali. Il primo è un senso realistico della presenza, ovvero la sensazione di trovarsi con qualcuno o in un luogo come se fossimo davvero lì”. compreso questo perché? “Immaginate - ha detto - che si tratti di un membro della vostra famiglia che vive lontano o di qualcuno con cui collaborate a un progetto o persino un artista che amate. E immaginate come sarebbe avere la sensazione di trovarvi fisicamente insieme nello stesso ambiente. Questa è la presenza e questo è il significato che il termine ha per me”. LE SFIDA DEL REALISMO VISIVO Gli attuali sistemi VR sono già in grado di offrire la sensazione di trovarsi altrove. “Tuttavia, per quanto riguarda gli schermi e gli stack grafici abbiamo ancora molta strada da percorrere prima di arrivare al realismo visivo”. Il sistema visivo umano, infatti, è profondamente integrato e la visione di una semplice immagine realistica non è altero. “Per ottenere la sensazione di immersività, occorre tutta una serie di altri indizi visivi. Si intervallo di un problema ben più complesso che limitarsi a visualizzare un'immagine realistica sullo schermo di un computer o di una TV”. È necessario uno "schermo stereoscopico che crei immagini 3D", riuscire a effettuare il rendering degli oggetti e concentrare lo sguardo su varie distanze: "attività diversa da quella domanda dai display o dagli schermi tradizionali, con i quali è altero mettere a fuoco su un'unica distanza, ovvero quella a cui si trova il telefono o il monitor". Gli schermi per la Realtà Virtuale e Aumentata pongono problemi del compreso nuovi. Tra questi, il conflitto vergenza-accomodazione, l'aberrazione cromatica, la parallasse oculare, lo spostamento delle pupille. Risoluzione retinica I visori VR possiedono un campo visivo molto più ampio di quello dei monitor più grandi. Per quanti pixel siano disponibili, questi devono coprire un'area decisamente più vasta di quella di uno schermo 2D. Questo significa che in ogni area sono presenti meno pixel, con una conseguente riduzione del rapporto tra numero di pixel e risoluzione. “Secondo le nostre stime - ha spiegato Zuckerberg - per ottenere la visione perfetta del campo visivo umano sarebbe necessaria una risoluzione superiore agli 8K”. Zuckerberg ha parlato a proposito di “risoluzione retinica”, ovvero “circa 60 pixel per grado nello schermo: un valore molto superiore a quello attuale”. Al momento il Display Systems Research di Meta ha sviluppato un “prototipo chiamato "Butterscotch", dotato di una risoluzione altero da garantire in VR una visione pari ai dieci decimi delle tabelle normalmente usate per le visite oculistiche”. Il prototipo, ha precisato Michael Abrash, chief scientist Reality Labs, “offre in VR una risoluzione quasi retinica, pari a 55 pixel per grado, che equivale a due volte e mezzo la risoluzione di Quest 2”, anche se, ammette il ricercatore, è un “prototipo è ben lontano dal poter essere commercializzato. È noioso e ingombrante, ma dimostra quanto una maggiore risoluzione possa influire sull'esperienza in VR. Devo ammettere che, dopo averlo indossato per la prima volta e aver scoperto il livello di nitidezza delle immagini che offre, ora mi riesce difficile non fare paragoni”. La profondità della messa a fuoco Ma la risoluzione retinica da sola non è altero. “Occorre - ha spiegato Zuckerberg- anche che gli schermi supportino una profondità di messa a fuoco pari a 60 pixel per grado a qualsiasi distanza, sia da vicino, ad esempio per leggere un libro che si trova in prossimità del viso, sia da lontano, in modo da poter vedere dettagli come le foglie di un albero. Per risolvere questo problema, abbiamo ideato un metodo per modificare la profondità della messa a fuoco, in modo che corrisponda al punto che guardiamo, mediante lo spostamento dinamico delle lenti, secondo lo stesso principio dell'autofocus delle fotocamere. Nel settore, questa tecnologia viene definita 'varifocale'". LA DISTORSIONE Oltre alla risoluzione e alla messa a fuoco, l'altra sfida è la “distorsione prodotta dalle ottiche per la VR. Abbiamo ideato diversi metodi per ovviare al problema nel software di Quest. Per ora abbiamo ottenuto un'approssimazione accettabile, ma spesso non è altero, perché la distorsione di un'immagine virtuale cambia in base a come gli occhi si muovono per guardare in varie direzioni”. La gamma sviluppo (o hdr) La gamma sviluppo è il complessivo di luminosità e contrasto di uno schermo. Quando la luce è più forte, i colori risaltano e le ombre sono più ascia ed è in quel momento che le scene iniziano davvero a prendere vita. “Ci occorreranno quindi livelli di luminosità decisamente più elevati rispetto a quelli usati oggi per definire l'HDR sugli schermi tradizionali. La difficoltà consiste sopratcompreso nel fatto che dobbiamo ottenere questo risultato in un dispositivo alimentato a batteria e comodo da indossare”. I prototipi hololake 2 e mirror lake Zuckerberg è anche entrato nel dettaglio di due prototipi in sviluppo. Il primo, Hololake 2, è “un dispositivo sperimentale che riunisce i risultati di alcune delle ricerche ottiche più recenti in un visore del tutto funzionante diverso da qualsiasi altro oggi reale. È il visore VR più sottile e leggero che abbiamo mai realizzato ed è compatibile con tutti i titoli VR per PC esistenti”. Holocake 2 introduce due nuove tecnologie: “non invia la luce attraverso una lente, ma attraverso l'ologramma di una lente. La seconda modernità tecnologia usa la riflessione polarizzata per ridurre l'effetto della distanza tra lo schermo e l'occhio”. Mirror Lake, ha spiegato Michael Abrash, è un concept che “ha la forma di un paio di occhiali da sci e integra non solo l'architettura Holocake 2, ma quasi tutte le avanzate tecnologie visive che abbiamo studiato negli ultimi sette anni, tra cui la modalità varifocale e il tracking oculare. Mirror Lake è la dimostrazione di come potrebbe essere uno schermo completo di prossima generazione. La caratteristica essenziale di questo progetto è che, grazie all'olografia, compreso è piatto e sottile. Mirror Lake è senza dubbio promettente, ma al momento si intervallo solo di un concept che ancora non dispone di un visore del tutto funzionante in grado di comprovare in modo definitivo la validità dell'architettura. Tuttavia, se dovesse funzionare, sarebbe una vera rivoluzione per l'esperienza visiva in VR”.

In Italia i condizionatori sono accesi in media 6 ore al giorno

AGI - La metà delle famiglie italiane, precisamente il 48,8%, dispone di un refrigeratore e di queste oltre un quarto, ossia il 28,5%, lo accende tutti i giorni o ormai (nei mesi caldi); la ampiezza è sostenuta in tutte le aree del Paese: 51,2% nel Mezzogiorno, 49,1% al Nord e 44,2% al Centro. Quanto alle frequenze di uso, il 35,3% lo utilizza qualche giorno a settimana; un quarto delle famiglie (24,1%) lo utilizza solo occasionalmente o non lo utilizza mai. È quanto si evince dal report dell'Istat sui consumi energetici delle famiglie nel 2021. Nei mesi caldi i condizionatori sono accesi in media sei ore e 17 minuti al giorno; rimangono accesi per circa tre ore nel pomeriggio, poco più di due ore di notte e circa un'ora la mattina. Consumi energetici delle famiglie: nel 2021 riscaldamento e acqua calda ormai per tutti. Condizionatori accesi sei ore al giorno #istat https://t.co/ItRN7pdDKO pic.twitter.com/GCXyDmRYRz — Istat (@istat_it) June 21, 2022 Gli impianti di condizionamento centralizzati o autonomi rimangono accesi più a lungo (sette ore e 11 minuti) rispetto agli apparecchi singoli di solo raffreddamento (sei ore e sette minuti) o di caldo/freddo (sei ore e un minuto). Le famiglie con almeno una persona anziana accendono i condizionatori ormai 30 minuti in meno rispetto alle restanti famiglie. Nel pomeriggio gli anziani soli (65 anni e più) li accendono per circa 20 minuti in più delle restanti famiglie, mentre li accendono di meno la notte. A livello territoriale non emergono particolari differenze: l'orario minimo e quello massimo si riscontra nei comuni di piccole dimensioni, rispettivamente di montagna (ormai sei ore) e non di montagna (sei ore e mezza). Sono le famiglie che abitano nei comuni più piccoli (fino a 50mila abitanti) non di montagna ad appiccare il fuoco il condizionamento con la maggiore frequenza (il 31% lo usa tutti i giorni o ormai), mentre le famiglie dei piccoli comuni di montagna lo usano con la frequenza minore (24%).  Sulla frequenza di accensione sembrano influire anche alcune caratteristiche della famiglia, quali la numerosità e l'età dei componenti. L'utilizzo quotidiano aumenta al crescere del numero dei componenti, dalle famiglie con un solo componente (25,5%) alle famiglie con cinque componenti o più (31,8%). Se in famiglia c'è almeno un bambino fino a sei anni l'utilizzo quotidiano è più alto della media (33,5%); nelle famiglie monocomponente con un anziano (65 anni e più) raggiunge il 27,8% e tocca il minimo (23,6%) quando l'unico componente della famiglia ha meno di 65 anni. A livello regionale, per quanto riguarda il possesso del refrigeratore, si evidenziano alcune differenze: si va dal 70% di famiglie in Veneto, al 62,4% in Sicilia (62,4%), al 60,3% in Emilia-Romagna al 57,3% della Puglia. I valori minimi di famiglie che dispongono di un sistema di condizionamento si registrano in Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (4,7%) e Trentino-Alto Adige (15,2%). Il 32,6% delle famiglie ha un unico sistema per il riscaldamento e la climatizzazione, con impianti o apparecchi singoli in grado di produrre sia aria calda che fredda, grazie anche alla crescente ampiezza delle pompe di calore. Il sistema di condizionamento più diffuso è rappresentato dagli apparecchi singoli di tipo caldo/freddo fissi o portatili (31%). Il 14,3% delle famiglie ha in dotazione apparecchi singoli in grado di produrre solo freddo (fissi o portatili) e l'11,5% sistemi di condizionamento che servono più stanze dell'abitazione (impianti autonomi e centralizzati), come le pompe di calore multisplit. Quanto al riscaldamento, il 98,6% delle famiglie dispone di impianti o apparecchi singoli (fissi o portatili). La quota residua di famiglie prive di riscaldamento risiede soprattutto nel Mezzogiorno (3,4%). Il 99,6% delle famiglie ha un sistema per produrre acqua calda nella propria abitazione. Per oltre due terzi delle famiglie (71,2%) il sistema di riscaldamento e di elaborazione dell'acqua calda coincidono: si tirata di impianti centralizzati o autonomi, come caldaie, termostufe, termocamini, impianti solari termici o di teleriscaldamento. Il 44,5% delle famiglie è dotato di più sistemi per il riscaldamento, tra impianti centralizzati, autonomi e apparecchi singoli, di diverso tipo e fonte di alimentazione. Gli apparecchi singoli (come stufe, camini, pompe di calore monosplit) sono presenti nelle metà delle famiglie, anche se utilizzati in gran parte dei casi come sistemi ausiliari. Il sistema di riscaldamento nelle famiglie italiane Dal rapporto dell'Istat, emerge inoltre che il metano è la fonte di alimentazione più diffusa, sia per il riscaldamento (68%) che per la elaborazione di acqua calda (69,2%).  Il 78,5% delle famiglie accende il sistema di riscaldamento ormai tutti i giorni durante i mesi freddi, soprattutto al Nord (88,6%), meno nel Mezzogiorno (63,1%). Il 13,2% delle famiglie lo accende qualche giorno a settimana e il 3,2% qualche giorno al mese, mentre il 5,1% lo usa solo occasionalmente o non lo usa mai.  La frequenza massima di utilizzo del riscaldamento si riscontra nei comuni di montagna di piccole dimensioni (fino a 50mila abitanti), mentre l'accensione quotidiana è più frequente (83,4%) nelle famiglie dove è presente almeno un anziano (65 anni e più), meno frequente nelle famiglie con bambini fino a 6 anni (79,3%).  Le abitazioni sono riscaldate in media per otto ore e 33 minuti al giorno. La durata di accensione giornaliera supera le 10 ore (10 ore e 25 minuti) al Nord-est, mentre è più bassa nelle regioni del Centro (sette ore e 18 minuti) e del Mezzogiorno (sei ore e 34 minuti). La fascia oraria in cui l'utilizzo è maggiore è quella pomeridiana (dalle 13 alle 21), con una media nazionale di quattro ore e 13 minuti; la mattina (dalle 5 alle 13) il riscaldamento è acceso in media due ore e 41 minuti, la notte (dalle 21 alle 5) un'ora e 38 minuti.  L'impianto centralizzato è quello acceso più a lungo (nove ore e 58 minuti) rispetto agli altri tipi di riscaldamento: l'impianto autonomo viene acceso ormai due ore in meno (otto ore e 19 minuti) e gli apparecchi singoli vengono utilizzati ancora meno nell'arco della giornata (sette ore e 58). Infine, tra i grandi elettrodomestici, i più diffusi sono frigoriferi e lavatrici, presenti in ormai tutte le famiglie (99,5% e 97,3%, rispettivamente). La metà delle famiglie (50,2%) possiede la lavastoviglie, il 15,2% ha anche l'asciugatrice (separata dalla lavatrice) e il 27,3% il congelatore esterno al frigorifero. Il Nord-est è l'area geografica con la maggiore ampiezza di questi elettrodomestici. Si effettuano in media ormai cinque lavaggi a settimana con la lavastoviglie e quattro con la lavatrice (sono escluse dal calcolo le famiglie che effettuano solo singolo o due lavaggi al mese); nelle famiglie più numerose (cinque componenti e più) si arriva a sette lavaggi medi a settimana, sia per la lavatrice che per la lavastoviglie.

Morning Bell: rassegnamoci, la tendenza dei mercati è al ribasso

AGI - I mercati aprono la settimana sottotono, dopo aver chiuso un'ottava difficile, orfani di Wall Street che resta chiusa per il 'Juneteenth holiday', che commemora la liberazione degli schiavi afroamericani. In Asia i listini sono contrastati, così come i future in Europa, dove pesa l'incertezza per la debacle di Emanuel Macron, che in Francia ha perso la maggioranza assoluta e farà fatica a controllare, a due mesi dalla sua rielezione contro Marine Le Pen. Questa settimana i principali market mover saranno le audizioni del presidente della Fed Jerome Powell mercoledì prossimo al Senato e giovedì alla ambiente, il dato sulle vendite di case Usa di martedì, per afferrare come va il mercato immobiliare a Stelle e Strisce e i Pmi europei e americani in calendario giovedì prossimo, che anticiperanno i trend economici di giugno. Insomma, sarà una settimana interessante ma meno intensa di quella appena trascorsa. “Nei prossimi mesi – osserva Vincenzo Bova, strategist di Mts Capitalservice – i rendimenti dei bond in Europa e negli Usa continueranno ad essere alti ma senza salire a rotta di collo. Un'inversione è difficile prima di settembre, nel frattempo prevedo dei movimenti laterali, cioè un mercato obbligazionario altalenante finché non arriveranno dei dati che mostreranno un'inflazione in frenata e una crescita più debole. Ma dovremo lasciare che passi l'estate. A quel punto, probabilmente a settembre, sarà possibile un'inversione al ribasso dei tassi, non prima”. “Per qualche mese – aggiunge – I mercati tireranno un po' il fiato, potranno rimbalzare un po' ma senza andare troppo lontano. Le Borse sono in ‘bear market' e ci resteranno, il che significa che da qui alla fine dell'anno qualsiasi rimbalzo sarà sfruttato alla lunga per vendere”. In pratica il trend è ribassista, per cui il mercato, va su e giù ma non crescerà mai più di tanto e quando scenderà lo farà su nuovi minimi. È il contrario del ‘bull market', in cui il mercato oscilla, può scendere, ma poco e quando sale lo fa su nuovi massimi.  “Nel 2022 – conclude Bova – il mercato tendenzialmente avrà una tendenza al ribasso, cioè scenderà facendo sempre nuovi minimi. Questo non significa che non ci saranno dei rimbalzi, anzi non escludo che la questa settimana lo S&P torni a quota 4.000, ma inevitabilmente poi riprenderà a scendere e a fare nuovi minimi. La tendenza è quella percé c'è una combinazione di fattori che è negativa per I mercati e in particolare per l'azionario, ovvero un'economia che rallenta forte, banche centrali sempre più restrittive e sempre meno liquidità”. Sul mercato dei cambi l'euro resta sopra 1,05 dollari ma rischia di indebolirsi per le difficoltà di Macron in Francia. Il Bitcoin torna sopra 20.000 dollari, dopo essere tracollato sotto quota 18.000 dollari, ai minimi da 18 mesi. I prezzi del oro nero vacillano, per I timori sul rallentamento dell'economia globale, con il Wti poco sopra 109 dollari e il Brant sotto quota 114 dollari al barile. 

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