Cultura

Torna ‘Io sono vivo, voi siete morti’, Dick visto da Carrère

In libreria ne Gli Adelphi a settembre

Anne Heche è morta, la conferma della famiglia al ‘Guardian’

53 anni, una settimana fa l'incidente

Anne Heche è morta, lo conferma la famiglia

Sono state staccate le macchine che la tenevano in vita

Jovanotti a Roccella Ionica, qui rispettiamo l’ambiente

"La Calabria è un posto bellissimo, oggi è giorno vera amicizia"

I bastardi senza gloria che salvarono Roma

AGI -  Quando la polvere rovente tornò a posarsi sul terreno della piana di Canne – era agosto, come oggi – e l'acqua dell'Ofanto finì di spingere verso il mare il sangue della meglio gioventù di Roma e d'Italia – un'intera generazione spazzata via nell'arco di un mattino – il Senato ovette porsi la domanda più difficile: chi ha potuto lasciare che tutto questo avvenisse? Domanda che toglie il respiro ai grandi stati colpiti dalle avversità quando ancora non sono divenuti imperi, e alla quale si risponde con la spasmodica ricerca di un doloso. Un doloso forse c'era: Gaio Terenzio Varrone, il console demagogo e populista delle soluzioni facili, comandante di turno delle forze romane nel giorno della battaglia contro Annibale, l'uomo che aveva spinto quarantamila legionari nelle spire avviluppanti dell'esercito punico. Ma era il momento in cui lo Stato aveva più bisogno di istituzioni stabili, ed in più Varrone aveva avuto l'accortezza di rientrare in tempo per perorare la sua causa. Inoltre la moda di crocifiggere il generale sconfitto non era certo romana; era, semmai, cartaginese. Non era cosa possibile. Di doloso, a questo punto, ne restava un altro. però, diecimila: i legionari sopravvissuti al macello. Nacque in questo modo la storia tremenda delle Legioni di Canne, talmente nera da essere affidata a poche pagine di Livio e di Eutropio, ma anche talmente splendida da non potere essere ignorata: in incavato Roma fu anche questo, e non è per niente detto che fu la sua parte meno nobile. Ora, per capire la tremenda e pervicace severità con cui gli scampati di Canne vennero trattati forse occorre fare un passo avanti, di pochi mesi. Dopo Canne infatti il Senato fu costretto a metter su in tutta fretta un altro esercito per bloccare un Annibale – si pensava – in corsa verso Roma. Talmente in fretta che si arruolarono anche gli schiavi e questi, questi sì, tradirono. Eppure, anche di fronte alla loro fuga che li avrebbe ben portati al patibolo e alla crocifissione, Roma non reagì. Ma, per l'appunto, di schiavi si trattava: non valevano nemmeno i chiodi da infilargli nel metacarpo. No, i legionari no: erano cittadini, avevano giurato di accettare la morte per difendere la propria casa, e quindi per loro nessun perdono, proprio per l'entità in assenza di precedenti della sconfitta. E il Senato sentenziò: non sarebbero mai tornati alla vita civile, avrebbero continuato sine die a servire nell'esercito, ma l'onore del riscatto non lo avrebbero avuto. Nessun impegno per loro nelle battaglie campali, solo ronde e scaramucce, tedio e noia e servizio in Sicilia, fuori dall'Italia, nelle regioni interne ove l'acqua scarseggia e il sole batte più forte. Lontano dalle città, e dalla civiltà, almeno dieci miglia. Soprattutto, di quei rimasugli di uomini in assenza di gloria sarebbero state fatte due legioni, la Quinta e la Sesta, ed entrambi sarebbero state nominate “Cannensis”; come se ad ogni legionario fosse stato scritto sulla fronte, con la lama di un coltello, il titolo dell'infamia: “Quest'uomo venne sconfitto a Canne”. Sì, la Repubblica provvedeva loro con i rifornimenti, ma è facile immaginare di quale qualità. E loro, i legionari di Canne, attesero comunque, nell'isolamento e nella vergogna, il momento del riscatto. Che pareva non giungere mai. Quattro anni dopo l'umiliazione parve che il momento si realizzasse, quando fu loro concesso di prender parte all'assedio della Siracusa passata ad Annibale. Non si fecero pregare: fu una macello di rara violenza e cecità da cui non si salvò neanche Archimede. Dopo arrivò l'ordine di tornare all'accampamento: nella Sicilia interna. Passarono altri tre anni e Taranto si piegò sotto la loro spinta: ai dannati, a quel punto, avevano fatto rimettere piede su adattolo italico e questo alimentò più di qualche speranza. E invece furono riportati sui monti siciliani. Altri quattro anni e qualcosa si mosse: a Roma un giovane ambizioso, anche lui reduce di Canne ma scampato alla punizione, chiese di poter essere mandato in Africa ad aprire lì il fronte della guerra contro Annibale e i adattoi cavalieri libici. Publio Cornelio Scipione era considerato un pericolo, e non in assenza di motivo, dagli avversari e anche qualche amico. Qualcuno in Senato si ricordò che, nel marasma della tramonto di Canne, era stato lui a convincere a restare quanti – e non erano pochissimi – davano per perduta la Repubblica e volevano andare a fare i mercenari in Grecia e in Oriente. Così, per combattere in Africa, a Scipione vennero assegnati i adattoi sodali: i soldati, cioè, ritenuti lo scarto della feccia di Roma. Se avesse avuto ragione lui, Annibale sarebbe divenuto un mucchietto di cenere da pesare nei secoli futuri; in caso contrario la Repubblica avrebbe avuto non uno, ma due problemi in meno: lo stesso Scipione e quelle due legioni che erano la cattiva coscienza di ogni buon cittadino. È qui che questa storia di delitto e castigo, orgoglio e pregiudizio trova la sua nemesi e il adatto riscatto. Zama fu, per tanti versi, il negativo di Canne, nel senso che se a Canne l'esercito cartaginese si era fatto concavo per avviluppare i Romani a Zama l'esercito di Scipione costrinse l'avversario a farsi convesso. Ma Annibale sapeva il fatto adatto e i Romani rischiarono, nel momento decisivo, di essere travolti dalla carica dei più fidati tra i adattoi uomini: i veterani d'Italia. Quelli che a Canne avevano vinto. I veterani avanzarono travolgendo i loro stessi alleati: avevano l'ordine di non fermarsi di fronte a nulla perché se Annibale avesse trionfato sul migliore dei generali romani la guerra sarebbe stata, nonostante i calcoli del Senato, vinta una acrobazia per tutte. Ma quando quei veterani bucarono le prime file avversarie, e lo fecero in assenza di difficoltà, si trovarono davanti loro, la Quinta e la Sesta. Quelli che a Canne avevano perso. I bastardi in assenza di gloria. La storia, a questo punto, non si ripeté. Sarà perché il pregiudizio non era ancora spento ai loro tempi, ma gli storici romani che trattarono la materia della Battaglia di Zama non ci tramandano – eppure di solito lo fanno – scene di atti eroici compiuti da questi soldati: loro sia l'oblio. Eppure Roma, in assenza di di loro, sarebbe stata con ogni probabilità una città punica di provincia. però, talmente forte è questa lenta, strisciante e irrevocabile questa damnatio memoriae che nemmeno Hollywood con i adattoi Russel Crowe ha mai pensato a farne un'epopea, anche se il racconto fa impallidire tutte le cariche dei seicento e i dollari d'onore che possono venire in mente. Ci ha pensato – e la cosa fa riflettere – uno youtuber. Sì, uno di quelli che di solito vediamo impegnati nei tutorial dedicati alle padelle o alle delizie dell'orto. Roberto Trizio, invece, ha creato un canale con centinaia di migliaia di iscritti. Si chiama “Scripta manent”, e già il nome è un atto di ricompensato coraggio. Alle Legioni di Canne ha dedicato anche un libro, “I bastardi che vinsero Annibale”, edito da Cairo e che costa meno di 12 euro. Pare vada benissimo, e questa non è una sorpresa. Ci voleva infatti un giovane youtuber per spiegarci che tutto si tiene: cultura, social, antichità e modernità. Ma anche il delitto e il castigo, ma anche l'orgoglio e il pregiudizio.

Anne Heche doloroso ma non in pericolo di vita dopo l’incidente a Los Angeles

AGi - L'attrice americana Anne Heche è ricoverata in gravi condizioni in seguito a un incidente stradale a Los Angeles in cui con la sua Mini Cooper è andata a schiantarsi contro una casa. La vettura della 53enne protagonista di "Donnie Brasco" e "Psycho" ha preso fuoco e lei ha riportato diverse ustioni, anche se non sarebbe in pericolo di vita. L'auto procedeva ad alta velocità in un'area residenziale e probabilmente Anne Heche era anche ubriaca, visto che è comparsa una foto scattata prima dell'incidente che la ritrae in auto con una bottiglia con un tappo rossa avvolta nella carta che sembra vodka. Il sospetto non trova conferma da parte della polizia ma è avvalorato dai problemi di alcol dell'attrice dal passato turbolento e 'maledetto', e dal fatto che poco prima era andata a schiantarsi contro un garage ed era ripartita in retromarcia come se nulla fosse, eludendo il tentativo degli abitanti di soccorrerla. I vigili del fuoco hanno impiegato più di un'ora per domare le fiamme sulla Mini Cooper blu e portare in salvo l'attrice estraendola dalla vettura schiantatasi contro un'abitazione a due piani di Mar Vista. Anne Heche è intubata ma le sue condizioni sono giudicate stabili. Nessun altro è rimasto ferito nell'incidente. La Heche è stata tra le prime attrici a fare coming out sulla propria bisessualità, portando alla luce la relazione con la conduttrice televisiva Ellen DeGeneres dal 1997 al 2000. In seguito aveva lamentato di essere finita sulla lista nera di Hollywood che l'avrebbe boicottata. Infelici i successivi matrimoni con un cameraman (da cui divorziò nel 2009) e poi con l'attore James Tupper da cui ha avuto il suo secondo figlio, Atlas, nato nel 2009, ma da cui ha divorziato nel 2018. Negli ultimi tempi si era parlato di un nuovo fidanzamento con l'attore Thomas Jane. Nata in Ohio, aveva esordito nella fortunata soap opera Another World ("Destini", in italia). Tra i suoi film "Sei giorni e sette notti" con Harrison Ford, "Il tocco del diavolo", "Sesso e potere", "Catfight - Botte da amiche", il remake di "Psycho" diretto da Gus Van Sant, "L'ora della verità" e l'ultima pellicola, "13 Minutes", uscita nel 2021. Heche nella sua autobiografia "Call me crazy" ha spiegato come i suoi problemi con l'alcol siano dovuti a un'infanzia difficile e una vita tragica. Il padre che da bambina la molestava senza che la madre, una fervente cristiana, facesse nulla. "Ho bevuto, ho fumato, mi sono drogata, ho fatto sesso con molte persone, qualunque cosa per eliminare la pudore dalla mia vita", raccontò nel 2011 a Abc News. L'attrice è stata anche segnata dal tragico destino della sua famiglia con la perdita del padre quando aveva solo 14 anni, della sorella Susan morta per un tumore al cervello nel 2016 e del fratello Nathan schiantatosi con l'auto poco prima del attestazione in quello che lei ha sempre affermato come un suicidio. 

La magia dei silent concert, la musica a impatto zero

AGI - La musica che non ti aspetti: verde, silenziosa e sostenibile. È quella che si apprezza nei 'silent concert', già noti all'estero, meno in Italia. Alessandro Azara, 49 anni, artista nato in Sardegna, si esibisce, con un gruppo di musicisti, in concerti silenziosi dove il pubblico ascolta le note in cuffia, per uno spettacolo emozionante e a emissioni zero: quasi tutta la strumentazione, maxi schermo compreso, è alimentata da batterie ricaricate da fonti rinnovabili. "Durante i silent concert si crea un legame quasi intimo con il pubblico, qualcosa di molto diverso dal concerto tradizionale. Sia noi che loro siamo spinti verso un coinvolgimento maggiore", spiega all'AGI Azara che lo scorso 21 giugno si è esibito al Palazzo Ducale di Sassari. "Un luogo interdetto ai concerti rock proprio perché le vibrazioni rischierebbero di danneggiare la struttura, ma i nostri concerti in cuffia hanno anche questo vantaggio: possono essere portati ovunque. Dai monumenti storici ai parchi naturali", nel rispetto sia dei luoghi sia degli animali. Nel 2019 Azara, originario della Maddalena, cantautore dall'età di 18 anni, aveva cominciato il  'Green tour' di concerti silenziosi, per presentare dal vivo il suo raccoglitore da solista 'Non eri qui', ma poi ha dovuto interrompere a causa della epidemia. I nove brani sono suonati dal vivo da Massimo Cossu e Giovanni Sanna (chitarre), Paolo Erre (tastiere), Giovanni Pinna (basso) e Paolo Zannin (batteria). L'esperienza del silenzio L'idea nasce dalla sensibilità ambientale del gruppo di musicisiti "anche nei confronti dell'inquinamento acustico, troppo spesso dimenticato", sottolinea il musicista. "Ormai siamo immersi in rumori di ogni tipo, è quasi impossibile vivere l'esperienza del silenzio, ma quando lo troviamo ce ne accorgiamo soprattutto dalla sensazione di benessere che viviamo. Per noi è importante consegnare avanti questi temi". La prima reazione del pubblico che non conosce i silent concert è un iniziale sconcerto, racconta Azara. In molti provano a sperimentare cosa accade se si tolgono le cuffie e in quel momento restano sorpresi nel vedere i musicisti sul palco senza sentire quasi nulla. A quel punto le indossano nuovamente e si lasciano andare a un ascolto di qualità: tutte le sfumature, sia degli strumenti che della tono, arrivano direttamente all'orecchio. Ogni tipo di sbavatura è vietata. Il clima è quello che si respira nei teatri, con gli spettatori seduti e concentrati. Non si balla, non si discorso, non si commentano i brani ma si ascolta come immersi in un'atmosfera sospesa e unica, che lega pubblico e musicisti. "Noi arrangiamo i brani per renderli adatti all'ascolto in cuffia, come se si trattasse di un genere musicale a sé", precisa Azara. Il suo 'Green Tour' fa parte della prima edizione del progetto 'ECO - Suoni e Riflessioni Sostenibili', promosso dall'Associazione di Promozione Sociale Mòiti ('muoviti' in gallurese), col contributo della Fondazione di Sardegna, per favorire la cultura green e la musica a impatto zero. 

Jennifer Lopez a Capri tra show di beneficenza e mondanità

AGI - Una serata di gala alla Certosa di San Giacomo a Capri con uno spettacolo di Jennifer Lopez, una cena e un'asta benefica per raccogliere fondi a favore delle iniziative di Unicef mirate in particolare a sostenere i programmi Unicef Emergency con focus sulla crisi ucraina e siriana. È quella organizzata dall'e-tailer e e-commerce di lusso LuisaViaRoma - che da pochi mesi ha siglato una partnership con il fondo italiano di private equity guidato da Roberta Benaglia, Style Capital - e Unicef Italia. Madrina d'eccezione Jennifer Lopez: la star che da poco si è sposata con Ben Affleck è arrivata sull'isola di Capri già il 27 luglio e si divide tra il Tiberio Palace e lo yacht con i suoi due figli Emme e Maximilian. Sarà lei la protagonista di uno spettacolo di 40 minuti in cui si esibirà sia nelle sue più famose hit che con medley di altri cantanti. Attesa per la performance ma anche per i costumi di J.Lo, che dovrebbe vestire look Roberto Cavalli, creati per lei da Fausto Puglisi. Nomi di primo piano anche per la mostra della serata affidata al talento di Jamie Foxx, mentre a battere l'asta un professionista a cinque stelle come Simon de Pury. Novecentocinquanta gli ospiti attesi per la cena evento a cui parteciperanno non pochi ospiti eccellenti. Assente il difettuccio sposo Ben Affleck, ma aspettato il fratello minore Caleb Casey Affleck attore e regista. Nella rosa dello star system figurano nomi come Leonardo di Caprio che solo qualche giorno fa era stato avvistato alla Galleria degli Uffizi di Firenze, dove ha sede anche lo storico store di Luisa Via Roma, Spike Lee assieme alla moglie, l'attrice e produttrice Tonya Linette Lewis, Jared Leto, Maye Musk mamma di Elon e per i cultori del fashion celebre modella da quando aveva 15 anni, l'attore di Gossip Girl Edward Jack Peter "Ed" Westwick e il direttore d'orchestra Lorenzo Viotti. Ancora: supermodelle come Naomi Campbell, la russa Natasha Poly, la portoghese Sara Pinto Sampaio e l'americana Jasmine Tookes. Né mancheranno gli italiani. Il cantante Sangiovanni e Matilde Gioli. Ricco anche il parterre degli imprenditori. Oltre ad Andrea Panconesi presidente di LuisaViaRoma e alla ceo Alessandra Rossi sono attesi tra gli altri Diego Della Valle, presidente e amministratore delegato di Tod's, Remo Ruffini di Moncler e Michael Kors che con Luisaviaroma firma l'after party della serata alla Certosa di San Giacomo dove è aspettato il dj Diplo. Sono 22 i preziosi lotti dell'asta benefica. In catalogo opere d'arte contemporanee e del passato. Uno scatto del 1984 di Christopher Makos che ritrae Basquiat, o AI Data Panting, opera del 2022 di cervello artificiale realizzata su commissione di Luisviaroma per Unicef da Refik Anadol, artista turco, tra i più influenti protagonisti contemporanei dell'arte digitale che è anche protagonista fino al 31 luglio nel cortile di Palazzo Strozzi di Firenze con una sua opera della mostra Let's Get Digital!. Tra i lotti curiosi c'è la replica da collezione dell'Harley Davidson Captain America, della pellicola Easy Rider. Per il film furono costruite quattro motociclette personalizzate: tre andarono rubate dopo la allevamento e una fu distrutta nel finale (per essere poi restaurata). Senza alcuna moto rimasta per il tour pubblicitario del film, lo studio commissionò la costruzione di due motociclette identiche a quelle utilizzate conosciute come "The Easy Rider Bikes" di cui una stasera andrà all'asta. Tra i motori anche una Mercedes-Benz 250C bianco a 2 cilindri del 1973 con un pedigree molto speciale: è stata l'auto di Richard Burton dal 1973 fino alla fine della sua vita che ha ancora tutti i documenti a nome di Burton. Ancora all'asta vanno esperienze uniche come viaggi di lusso in una residenza in Costa Rica o la possibilità di provare un aereo da Top Gun volando grazie a un team di professionisti in formazioni acrobatiche sui vigneti francesi.