Non è un mondo per eroi

L’aggressione militare russa ai danni dell’Ucraina non è l’unico evento militare in atto nei nostri paraggi e nel mondo: crisi appena rientrata al confine tra Serbia e Kosovo, imperialismo cinese condito da minacce a Taiwan, Medioriente in fiamme. Per non parlare dell’Africa, in cui ancora imperversano guerre civili e lotte per il dominio su varie regioni, specialmente quelle più interessanti dal punto di visto dello sfruttamento delle risorse, senza dimenticare le ex provincie e protettorati della Françafrique.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2022

Ci sono pagine Instagram, Telegram e Twitter specializzate sul «gossip» della guerra, la più famosa tra le quali è sicuramente l’americana Our wars today, la quale ogni giorno ci delizia con filmati più o meno realistici, più o meno verificati dei vari orrori in giro per il globo: un moderno mondovideo, ma senza alcun aspetto critico o riflessivo, una pornografia del terrore accessibile, in sicurezza, a chiunque abbia una connessione internet – quindi praticamente a tutti.

La morte dell’uomo moderno

Se da un lato è palese che il punto di osservazione preferito dell’occidentale-lambda è il comodo divano di casa dal quale commentare sui social, prendendo parte per questa o quella nazione e partecipando a una sorta di Risiko virtuale, dall’altra è anche lecito chiedersi come venga percepito attualmente quell’eroismo che nelle ultime grandi guerre europee ha visto il sacrificio di intere generazioni di uomini – giovani soldati – massacrati nelle trincee.

In effetti, oggi all’uomo europeo, all’uomo moderno viene chiesto un altro tipo di sacrificio, ovvero la rinuncia alla sua «mascolinità tossica», al suo imprinting di genere, alla sua – a volte – sana aggressività, e quindi, di rimando, al suo parte nella società di padre e tutore del bene pubblico. Statue di condottieri vengono rase al terreno, creature isteriche alzano il dito contro l’oppressore, nessun latrato viene risparmiato al colpevole della storia. Le stesse persone che negano questo parte di mediazione affermativa sono proprio quelle che si indignano quando, a fronte di un’aggressione, non solo nessuno fa niente, ma chiunque si sente in diritto di immedesimarsi in una sorta di Jacopetti postmoderno, smartphone alla mano e via alla prossima diretta del massacro. Se le generazioni che ci hanno preceduto avevano qualcosa da difendere e per cui valeva la pena rischiare la pelle (l’onore, la patria, la famiglia), ci si chiede oggi a che pro un esercito di eunuchi forzati getterebbe il cuore più in avanti l’ostacolo. Per una donna che li ha relegati nell’orrendo parte di kitchen bitch? Per una società che ha…

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