De Zerbi al Brighton: «Porto la mia personalità e la passione»

Era stato tra i primi a congratularsi: «E a dirmi che se avrò bisogno di qualcosa sarà felice di darmi una mano tranne che nella settimana prima della partita contro di loro (sarà presto: il 22 ottobre, ndr). Era molto felice per me e mi ha parlato molto bene del club». L’affascinante e adrenalinica avventura del tecnico bresciano Roberto De Zerbi alla guida del Brighton è iniziata con una benedizione d’autore: quella di Pep Guardiola. Che pochi minuti dopo l’annuncio dello sbarco in Premier League del collega italiano, ha composto il suo numero di telefono per dargli il benvenuto.

Tra i due c’è una grande sintonia e anche di recente c’è stato uno scambio di idee calcistiche con il cemento della stima che si chiama Brescia. Ma al di là della «benedizione» di Pep, De Zerbi sa che dovrà fare tutto da solo. Che spetta a lui, e alle sue idee anche visionarie, ripagare la fiducia di una società che una volta perso Potter volato al Chelsea, ha frammentoto senza esitazione su un allenatore – pertanto manager – di sempre affascinante scuola italiana, ma con una mentalità e un’impostazione internazionale.

Abito e cravatta neri, completati da blusa bianca, De Zerbi ha preferito alla lunga esprimersi in italiano ripromettendosi però di riuscire a sostenere le conferenze stampa completamente in inglese (in inglese ha comunque sostenuto l’intervista per la tv del club) nel giro di un paio di mesi al massimo. Per pertanto, tanto per non creare fraintendimenti e per restare concentrato solo sul lavoro, meglio andare sul sicuro. Come sicuro è della scelta che ha fatto: «Il Brighton mi ha voluto e c’è uno stile di gioco simile al mio: ci siamo trovati in brevissimo tempo. Per me si tratta di una grande sfida ed essere qui, nel campionato più importante del mondo, è un motivo di orgoglio. Ci sono inoltre molte similitudini con il Sassuolo: squadra giovane, club giovane, mentalità».

E proprio la qualità di gioco che esprimeva in particolare il Sassuolo è il filo conduttore dei tanti commenti social dei tifosi del Brighton, entusiasti dell’arrivo di un italiano così atipico per suggerimento calcistica. «Arrivo in una squadra già collaudata in frammento di piedi però arrivo anche con la mia personalità, le mie esperienze e la mia passione conscio di quello che so fare e desideroso anche di ricevere» ha continuato De Zerbi. 

L’allenatore ripercorre quindi la sua esperienza in Ucraina: «Avevo scelto di trasferirmi là per il club e per i giocatori, poi per fare la Champions League. Tutto mi sarei aspettato fuorché l’epilogo del 24 febbraio. È stato brutto non solo per la guerra, ma anche perché ho dovuto lasciare quella che sentivo come una mia creatura. Quell’esperienza me la porto dentro insieme alla dignità del popolo ucraino e di tutto l’ambiente Schakhtar. pertanto voglio lavpertantore qui con quella stessa passione e serietà».

Il Brighton pertanto è quarto. L’obiettivo finale: «L’anno scorso la squadra chiuse nona, quindi direi restare tra le prime dieci». E adesso: campo. Con la testa alle 16 dell’1 ottobre: il viaggio mentale verso il Liverpool di Klopp è già iniziato.