Autogrill diventa svizzera. Ma i Benetton mantengono il controllo

Roma, 17 lug – Autogrill da sempre per gli italiani rappresenta l’area di servizio per antonomasia. Oggi però le insegne che eravamo abituati a vedere potrebbero cambiare nome: la multinazionale della ristorazione su strade, aeroporti e stazioni ferroviarie si è fusa con il colosso del duty free Dufry.

L’operazione finanziaria

Dopo mesi di indiscrezioni lunedì scorso è stato ufficializzato l’accordo. La società svizzera ha lanciato un’offerta di acquisto e scambio (Opas) che punta a ritirare Autogrill dalla Borsa, creando un gruppo da oltre 12 miliardi di ricavi ed un ebitda di circa 1,3 miliardi.

L’operazione è stata studiata in accordo con la famiglia Benetton che aderirà all’Opa portando in dote il 50,3% di Autogrill posseduto da Edizione holding, diventando così il primo socio del nuovo gruppo con una quota tra il 20 e il 25,2%, a seconda dell’esito dell’offerta.

I Benetton, come sempre, ci guadagnano mantenendo la loro quota ma la guida sarà affidata agli svizzeri.  Edizione, holding della famiglia Benetton, diventerà il primo azionista ma a reggere il timone saranno i vertici svizzeri, Juan Carlos Torres e Xavier Rossinyol che saranno rispettivamente presidente esecutivo e ceo del nuovo gruppo.

 La metamorfosi di un gruppo storico

La storia di Autogrill nasce nel 1947 grazie al primo punto di ristorazione lungo l’autostrada creato da Mario Pavesi, fondatore dell’omonimo storico marchio italiano dell’industria alimentare italiana. Nel 1976, dalla fusione delle attività di ristorazione autostradale di Motta, Alemagna e Pavesi (controllate dalla SME, finanziaria del gruppo Iri), nasce Autogrill SpA, sempre nel sistema delle partecipazioni statali. Aver fatto parte dello Sme l’ha aiutata ad espandersi in tutto il territorio nazionale ma anche in altre nazioni europee. 

Per inserirsi nel mercato estero, Autogrill S.p.A. rileva nel 1993 in Francia il 100% di Les 4 Pentes (gruppo Elitair) e in Spagna rileva dalla Cepsa, secondo operatore petrolifero spagnolo, il 50% di Procace, società di ristorazione. Nel 1994 Autogrill verrà privatizzata ed entrerà nel raggio d’azione della famiglia di Ponzano Veneto.  L’azionista di maggioranza sarà Schema34 srl (controllata al 100% da Edizione Holding finanziaria della famiglia Benetton).

Negli anni il gruppo è cresciuto espandendosi in 30 Paesi e diventando una multinazionale con oltre 31mila dipendenti in circa 3.800 punti vendita in autostrade, aeroporti e stazioni ferroviarie con un portafoglio di oltre 300 brand in gestione. L’azienda era sempre rimasta in mani italiane oggi si decide di cambiar rotta. E tutti sembrano essere contenti.

“A completamento dell’operazione nascerà, attraverso l’unione di due dei principali operatori dei rispettivi settori, un player globale da oltre € 12 miliardi di ricavi ed un EBITDA di circa € 1,3 miliardi (dati 2019 – prepandemia), con l’obiettivo di sviluppare una nuova offerta di prodotti e servizi e migliorare, innovandola, la customer experience di chi viaggia”. Questo è ciò che possiamo leggere nel comunicato stampa dell’azienda.

Le reazioni del management

Alessandro Benetton promette che Autogrill rimarrà un asset di natura strategica per Edizioni. “Rappresenta un’eccezionale opportunità di creazione di valore per i nostri stakeholder” aggiunge Gianmario Tondato Da Ruos che lascerà la guida di Autogrill a Paolo Roverato e assumerà la carica di Presidente Esecutivo di tutte le attività nordamericane del nuovo gruppo. Per Da Ruos la fusione con Dufry segna “la fine di un’era e l’inizio di un nuovo viaggio” per Autogrill.

Tante belle parole per dire che: Autogrill finirà in mano straniere probabilmente cambierà nome e con i Benetton che more solito passeranno all’incasso. Forse il nuovo gruppo sarà più grande ma l’Italia perderà uno storico marchio, l’ennesimo.

Salvatore Recupero

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