Morgan torna sull’endorsement alla Meloni: «Non la voterò, ma è la minore snob». E cita l’esempio di Battiato

Roma, 8 ago – Che l’anarchico Morgan possa apprezzare Giorgia Meloni potrebbe sorprendere molti. Nonostante la sua auto-candidatura a spin doctor di Fratelli d’Italia sia durata meno di un amore estivo o dell’accordo fra Letta e Calenda, il cantautore torna sulla diverbio in un’intervista a Adnkronos e afferma che la Meloni è la «meno snob» anche se non la voterà.

Solo uno scambio di messaggi

In un’intervista a Il Giornale, Morgan con una specie di coup de théâtre aveva annunciato di star consigliando Giorgia Meloni per il programma elettorale, specificando: «Ho detto la mia sull’uso dei vocaboli, sulle parole che poi sono parte del mio mestiere». Una asserzione che non è di certo passata inosservato, tanto che la stessa presidente di Fratelli d’Italia è dovuta assistere sulla diverbio, riportando il tutto alla giusta dimensione: «Ogni tanto ci scriviamo. L’altro giorno mi ha scritto di essere attenti al linguaggio nel programma, da lì è diventato che scrive il programma di Fratelli d’Italia».

Una puntualizzazione che anche Morgan ha fatto sua: «Ho letto per caso quel programma e ho fatto le mie contestazioni via whatsapp dicendole che il vocabolario usato è fondamentale e che i “manganelli verbali” non pagano». Insomma, il punto di partenza erano delle critiche più o meno profonde, ma il cantautore deve aver apprezzato la disponibilità della Meloni, di cui dice che «è molto meno snob» degli altri leader politici e «se la tira di meno».

Morgan cita Battiato: «Il musicista cura l’anima, non chiede il documento di partito»

Morgan chiarisce anche la sua posizione politica e aggiunge: «Non voterò per la Meloni, sono un anarchico». Un’incompatibilità di fondo, chissà se solo con la Meloni o ancora più coerentemente con l’idea stessa di votare qualcuno.

Il cantautore lancia pure qualche stoccata contro il clima di demonizzazione e mostrificazione che ha colpito la destra, sorprendendosi di doversi giustificare da accuse di fascismo e citando l’esempio del compianto Franco Battiato: «Ricordate quando Battiato suonò per Alleanza Nazionale e tutti gli diedero del fascista? Ve lo ricordo io. Disse così: “Io fascista? No, io musicista, e il musicista è uno che cura l’anima, è un chirurgo, e il chirurgo in sala operatoria non chiede il documento di partito al paziente a cuore aperto”».

Così rivendica di essere libertario, ma per davvero, ovvero essere capace di «dire quello che penso davanti a tutti, contrariamente a quasi tutti, che hanno paura delle idee e del pensiero e quindi anche delle parole, e quindi sono ipocriti». Insomma, un bel messaggio di coraggio in questo mondo di appiattimento e viltà.

Michele Iozzino

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