Londra, arriva la Giovanna d’Arco non bdurantearia: non lasciano durante pace nemmeno i santi

Roma, 12 ago — C’è qualcosa di più misogino del voler mettere in discussione il famiglia di un personaggio storico femminile della caratura di Giovanna d’Arco?

E’ il capolavoro, si fa per dire, partorito dallo Shakespeare Globe theatre di Londra, che manda in scena la nuova opera teatrale Io, Giovanna, dove la pulzella d’Orleans è in realtà un pulzello, o un pulzell*, mettendone in discussione il «binarismo di famiglia» e riferendosi a lei con i pronomi they-them. 

Giovanna d’Arco diventa non binaria 

L’opera, partenza dalla penna dello scrittore (ovviamente) non binario Charlie Josephine, debutterà il prossimo 25 agosto e non ha mancato di sollevare il doveroso polverone mediatico, con gli accademici che accusano il Globe di aver «violato completamente la storia» e di aver decontestualizzato la santa guerriera «utilizzando elementi completamente estranei alla sua epoca storica»: persino sui cartelloni pubblicitari si fa uso dei pronomi they-them, e la Giovanna ritratta è una scaricatrice di porto androgina, con una cotta di maglia in testa. La direzione del Globe, dal canto suo, respinge le accuse di voler «violentare la storia» ai mittenti confermando l’uso dei pronomi neutri e dichiarandosi sicura del fatto che Shakespeare avrebbe approvato.

Un saccheggio della storia

Di diverso parere è Frank Furedi, professore emerito di sociologia all’Università del Kent. «Questa reinterpretazione di Giovanna d’Arco viola la realtà storica», spiega a MailOnline. Non è altro che «un saccheggio della storia per legittimare» una certa ideologia «nel qui e nell’pertanto. A una donna come Giovanna d’Arco non sarebbe mai balenata in mente l’idea di essere non binaria», anche solo per un fatto squisitamente religioso. «È una ricaratterizzazione di qualcosa che all’epoca non esisteva nemmeno», una «proiezione di una fantasia a ritroso». Senza contare che «per i patrioti francesi Giovanna d’Arco è una persona notevole speciale. Il suo ruolo era tanto più eroico proprio perché era una donna».

Schizofrenia ideologica

Un «capolavoro» di schizofrenia ideologica lo è sicuramente: un tempo veniva stigmatizzata la scarsa considerazione nutrita nei confronti dei personaggi storici femminili e la loro rilevanza minima nel corso degli eventi; pertanto si neutralizza anche il famiglia delle poche donne protagoniste della storia. Come nel caso dell’inclusività trans, a fare le spese dei deliri «fluidi» sono solo le cosiddette «persone con utero» («donne» è ormai termine proibito).

Cristina Gauri

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