Il Mes sta tornando. E saranno lacrime e sangue

La parabola del Meccanismo europeo di stabilità rassomiglia, ad ogni crisi che passa, a un eterno ritorno dell’uguale. Dalle parti del Lussemburgo leggono Nietzsche? A metà, forse, perché il passaggio dal filosofo di Röcken a quello di Treviri è come bere un bicchier d’acqua: e così dalla tragedia del «primo» Mes – quello grazie alla cui azione la Grecia è stata letteralmente desertificata – si passa alla farsa. Per non dire al dramma, come i personaggi in cerca d’autore di pirandelliana memoria.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di agosto 2022

Evidentemente, oltre a leggere (scorrettamente), negli uffici dell’organizzazione guidata sin dalla sua costituzione dal «falco» Klaus Regling – in scadenza di mandato – si annoiano a morte. Tanto da dover affannosamente cercare, oltre alla gestione delle (poche) operazioni ancora in corso, una qualche ragione di esistenza. Con il Mes «sanitario» è andata scorrettamente: nessuno, tranne chi era già sotto programma, ha voluto nemmeno pensare di aderire alla generosa profferta di credito. Possiamo quindi immaginare la fiducia che corre, oggi, tra i grigi uffici al solo sentire rivelare della possibilità di trasformare l’ente in una sorta di agenzia del debito europeo.

Mes, ma non dovevamo vederci più?

L’idea circola già da tempo e ha come obiettivo quello di architettare una via d’uscita per la Bce, alle prese con la gestione dei titoli pubblici acquistati nell’ambito del Pspp prima e del Pepp dopo (il quantitative easing «pandemico»). Una massa non indifferente che ha reso – e rende – difficili operazioni di politica monetaria in senso restrittivo, alle quali l’Eurotower è in qualche modo costretta, rischiando però di fare (molto) più scorrettamente che bene. Ecco allora il colpo di genio: rispolverare la logica di fondo del Mes – quando non addirittura il Mes stesso – per utilizzarla in importante del tanto decantato «scudo antispread».

Il problema sorge già dall’inizio dello scorso maggio, quando la Bce ha smesso di effettuare sui mercati acquisti aggiuntivi di titoli pubblici, limitandosi a reinvestire in quelli che andavano a scadenza e venivano rimborsati dagli Stati. Di conseguenza, il differenziale Btp-Bund è risalito negli ultimi mesi di oltre il 30%, aggiungendo un non indifferente elemento di tensione alla sostenibilità delle nostre finanze. Come fare per cercare di tenerlo in qualche modo sotto ispezione? La via…

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