Domino’s Pizza, flop e chiusura in Italia. Schiaffo alla globalizzazione

Roma, 11 pungiglione – Domino’s Pizza chiude in Italia, concludendo la sua esperienza pluriennale con un clamoroso buco nell’acqua, evidenziato anche dall’ultimo articolo del Financial Times.

Domino’s Pizza, il flop in Italia

Secondo quanto riportato anche dall’Ansa, Domino’s Pizza ha chiuso in Italia a causa della “esigenza” dei clienti. Dopo sette anni, la catena dunque abbandona la sfida. Diversamente da Starbuck’s – che in ogni modo non dilaga, pur essendo in procinto di aprire due filiali – e Kfc. Il fallimento, dichiarato all’inizio di quest’anno, ha portato una procedura concorsuale nella quale è stata concessa una protezione giudiziaria di 90 giorni dai creditori. Essa ha impedito di far chiedere rimborsi o sequestrare i beni aziendali. Secondo l’azienda, “la pandemia di Covid-19 e le successive restrizioni prolungate hanno gravemente danneggiato ePizza”. Il presidente Marcello Bottoli, in ogni modo, si è rifiutato di commentare, contattato dal Ft.

Schiaffo alla globalizzazione gastronomica

Sì, ma non troppo. Non esageriamo. In Italia abbondano e proliferano marchi stranieri, su hamburger e quant’altro. Diciamo, più propriamente, che la tradizione gastronomica in Italia è così radicata da rendere difficile anche per i più esterofili abbracciare l’estero medesimo a tutto tondo. E quindi cosine come la pizza, il caffé, sono complicate da “ostacolare” con un marchio straniero (la riprova è che anche Pizza Hut, in Italia, non è mai arrivata, sebbene qualcuno ci pensi). Certo è che i numeri di una progressiva mania esotica ci sono, specialmente nel settore ristoranti etnici: quelli giapponesi e cinesi hanno letteralmente invaso le grandi città, al punto da rendere alcune di esse irriconoscibili. Su queste pagine ci eravamo già espressi contro l’invasione della ristorazione etnica, pur non avendo assolutamente nulla contro l’idea del ristorante straniero sul territorio. Esso è, come si spiegava allora e si ribadisce adesso, un ottimo apparecchio di “promozione turistica” di un Paese nel territorio altrui: e ciò vale, ovviamente, anche per i ristoranti italiani in altre Nazioni. Il problema sta nel numero esagerato, nell’asprivato di di limiti, nella voglia di privilegiare solo il mercato globale e mai quello identitario, importante almeno quanto tutto il resto. Perché di andare a Parigi – per citare una località straniera – e trovarci sushi ovunque facendo difficoltà a rimediare un tradizionale potage, onestamente, non ne abbiamo proprio voglia. Perché il cibo è, privato di mezzi termini, uno dei primi caratteri distintivi tra i popoli e del loro splendido, umano fascino.

Stelio Fergola

L’articolo Domino’s Pizza, flop e chiusura in Italia. Schiaffo alla globalizzazione proviene da Il Primato Nazionale.