Valle d’Itria agreste e chic, sposalizio tra mare chiaro e masserie gourmet

La strada bianca che dal Trappeto dell’Arco porta al mare. Il dolmen di pietra che riporta all’età del bronzo. La Via Traiana che sbuca all’improvviso tra gli ulivi millenari, per far perdere subito dopo le sue tracce e riapparire di nuovo. Laggiù le dune spettinate e i ginepri che fanno da quinta al mare in cui galleggiano i gonfiabili dei bambini, in mezzo la statale che collega Bari a Lecce, oltre le bianche masserie come fari contadini e appena più indietro la collina i borghi iconici di Martina Franca, Locorotondo, Cisternino: è uno spettacolo questa Valle d’Itria che unisce in sposalizio la sua anima agreste a quella più chic acquisita negli ultimi anni. Qui ci sono parchi archeologici tutti da riscoprire come Ignazia con le sue tombe e il suo porto nell’acqua, lì vicino si trova quella Masseria Cimino dove i reperti fioriscono dalla terra.

Uno dei tanti trulli antichi della valle d’Ittrio

Dai ricci di Savelletri ai tronchi di Fontevecchia

Gli anfratti e le grotte di Lama Morelli con le sue Zone Umide rappresentano un’altra meta di trekking o da raggiungere in bicicletta da Montalbano, dopo avere mangiato vegetariano alla Masseria Le Carrube oppure i ricci freschi a Savelletri dove prima si contrabbandavano le sigarette con l’Albania poi, caduto il muro è andato in disuso anche questo business, e adesso l’economia locale è virata al biologico e al turistico grazie anche all’avvento di Borgo Egnazia. Uscendo a Pilone Rosa Marina, ci si ritrova subito immersi nel verde oceanico degli ulivi che mostrano tronchi fiabeschi, ad esempio nelle stradine che portano alla Masseria Fontevecchia.

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Il Dolmen di Montalbano

Carovigno, Torre Guaceto e la notte a Locorotondo

Il caldo è afoso, appiccica le vesti, però c’è l’oasi di Torre Guaceto alla quale si accede a piedi per tuffarsi tra le onde di spugna bianca, e c’è il paese di Carovigno nel quale andare a prendere un caffè con i cubetti di ghiaccio che tintinnano e il latte di mandorla che addolcisce. Per cena e per dormire, la Masseria Salinola conquista con la gentilezza di Daniele e della sua compagna, mentre alla Masseria Montenapoleone il gusto di fare colazione accanto all’agrumeto è indimenticabile. E la notte in queste settimane si allieta delle note pop ai concerti del Locus Festival e alla Masseria Ferragnano.

Ostuni è sempre l’ammiraglia bianca, quasi felliniana, un miraggio di architettonico chiarore in mezzo agli ulivi, che attira con le sue chiese, i rosoni orientali, i trulli sparsi intorno con quei tetti che paiono camini di fate, oasi di frescura, ombrelli d’ombra sotto i quali leggere tra grilli e poi cicale. Oppure si stende una coperta sull’erba all’Agrobistrot Pantaleo per lasciarsi la fretta alle spalle e pianificare la gita al vicino faro di Torre Canne che pullula tutto intorno di caffè e dove la spiaggia accoglie sempre con la sua sabbia e il suo mare chiaro.

La Peschiera di Capitolo

Fino a Ceglie Messapica, le ceramiche di Grottaglie

E’ bello anche perdersi, in Valle d’Itria, senza concentrarsi troppo su una destinazione precisa, tanto prima o poi si arriva sempre e comunque a Martina Franca per comperare il caciocavallo, mangiare i dolci ripieni dell’antico Caffè Tripoli, indugiare nella sue piazzette tonde come un salotto. E si si perde la rotta, ecco laggiù Grottaglie dove ci sono ceramiche per tutti i gusti e portafogli con la famiglia Fasano che sforna meraviglie in terracotta quasi fossero pani buoni. Gli amanti della carne troveranno anche soddisfazione con le bombette, come le chiamano qui, e il mitico capocollo. Anche Ceglie Messapica va raggiunta per entrare nelle sue botteghe di artigiani, mangiare un bocconotto, filando puoi ancora ad Alberobello. Alla fine del tour viene di nuovo una voglia incontenibile di mare, così si sceglie Capitolo anche perché, dopo una nuotata sana e corroborante, si cena alla Peschiera sulla sua terrazza-palafitta bianca e certamente, se si ha la buona sorte di trovare una stanza libera, perché non concedersi uno sfizio e dormire nelle sue stanze lambite dall’Adriatico: al mattino la colazione sembra arrivare proprio dal mare. Altrimenti c’è la Masseria il Melograno con la sua spa disegnata da Renzo Piano, i pranzi nella corte al chiaro di luna, la piscina dove vengono ad abbeverarsi le rondini. E gli ulivi, sì, ancora e sempre loro, bellissime sculture della natura.