Penisola Sorrentina, on the road e a piedi è sempre un paradiso a colori

L’avventura delle discese ardite, con gli scarponcini ai piedi, della Penisola Sorrentina comincia ai Bagni della Regina Giovanna. Siamo sulla punta del promontorio che si ritrova Sorrento davanti agli occhi. Nella bocca c’è la frescura delle granite al limone spremuto sul ghiaccio dai gelatieri che si spostano rapidi alla guida del proprio furgoncino ape lungo la strada a serpentina che si muove sinuosa sopra l’alta scogliera. Poi, appunto, bisogna scendere giù, incunearsi tra le terrazze rocciose per giungere a questa alcova di pietra dove l’azzurro e il verde si uniscono regalando momenti di pura ebbrezza cristallina ai trekker dell’estate. Ma anche chi non se la sente di scendere un poco, ecco, potrà godersi il blu al Lido La Solara. Meta di Sorrento è la prima destinazione: qui cominci a fare una scorpacciata di vedute e compaiono sulle terrazze le prime di quelle installazioni artistiche e botaniche che sono le antiche coltivazioni di limoni.

Limoncello, mozzarella, pesce fresco e opere d’arte

Per il battesimo con il limoncello igp, bisognerà affrontare qualche curva in più e raggiungere Massa Lubrense: all’Agriturismo La Lobra gli alberi profumano, i frutti sono grossi e luminosi, qui si può anche soggiornare, oltre che mangiare i tagliolini al limone. Marina della Lobra, frazione di Massa, è piena di gemme: il porticciolo da cui salpare per sbarcare a Capri dall’alba al tramonto, la vista puntata anche su Ischia e Procida, seppur più lontane, i ristoranti di pesce fresco accanto al molo, l’Hotel Villa Fiorella con le sue opere d’arte, da Mario Sironi a Maria Lai, nei corridoi, nei salotti e nelle stanze da letto che guardano agli ulivi e al mare. L’aperitivo per eccellenza di questa estate 2021 in tutta la Penisola Sorrentina è quello che si prende accoccolati proprio sui divani della sua terrazza. Il giorno dopo si riparte per nuove scoperte: un po’ di mozzarella fresca e provola affumicata acquistate al Caseificio Cacace, e poi a Nerano, da questo borgo bianco dove le case sfoggiano infissi azzurri orientaleggianti – la Casa delle Sirene è un b&b che fa pensare di essere proprio in un’isola greca -, si dipana il sentiero verso la Baia di Ieranto.

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L’Art Hotel Villa Fiorella

Norman Douglas e le sue sirene

Il primo tratto attraversa la macchia mediterranea sino all’ingresso di Casa Silentium dove lo scrittore Norman Douglas si ritirò per la stesura del libro La terra delle Sirene: secondo la leggenda, infatti, proprio in questo tratto di mare quelle creature tentatrici vivrebbero ancora tra i flutti. Chissà. Certo, Douglas scelse il posto giusto per ispirarsi: da questo punto del sentiero si gode una prospettiva vertiginosa della spiaggia della Marina del Cantone dove la sera poi ci si potrà premiare mangiando il pesce da Pappone o da Maria Grazia. Prima però bisogna salire e poi scendere gli scalini sino a Ieranto. Laddove c’erano gli impianti Italsider, la natura, aiutata dall’assist del FAI, si è ripresa due baie bellissime, incantevoli. Da Termini comincia un’altra avventura: si manda giù una granita fresca e poi ci si mette in cammino lungo il sentiero arzigogolato che tra more dolci e fichi ormai maturi alimenta il desiderio di scoperta sino all’estremità di Punta Campanella.

La Casa delle Sirene B&B a Nerano

Capri è più curiosa dei trekker: fa capolino prima del previsto e si lascia ammirare tutta piano piano. Si potrebbe anche deviare, persino in automobile, alla Cala di Mitigliano ma il consiglio oggi è di proseguire a piedi perché quando si arriva al faro, l’apoteosi di stare accanto ai Faraglioni è davvero emozionante. C’è il mare di mezzo, certamente, ma quelle icone di pietra sembrano proprio appiccicate. Ci si può anche tuffare, a Punta Campanella, stando attenti però alle correnti che sono infide e tentatrici, appunto come le sirene.

Il Fiordo di Crapula

Gran finale al Fiordo di Crapolla per vedere Li Galli

A Torca si è attesi da un’altra impresa estiva dal finale assai piacevole: si parcheggia nella piazzetta e poi a piedi, piano piano, resistendo al sole che picchia forte – scegliere un orario troppo anticipato o ritardato significherebbe perderlo una volta raggiunta la meta -, ci si lascia inghiottire dalla macchia seguendo una mulattiera rocciosa che poi si tramuta nella scalata più irta e spettacolare di isole dell’Italia del Sud. Settecento gradini esatti e un panorama che acchiappa anche il minuscolo arcipelago di Li Galli, danno accesso a quel Fiordo di Crapolla dove davvero il Mar Tirreno pare far festa a chi ha affrontato questa fatica pur di averlo in pratica qui tutto per sé.