“Non siamo contrari, ma …

Roma, 1 ago – Lo dice il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in un’intervista al Corriere della Sera: “Non sono contrario al green pass, ma non diventi scusa per licenziare”.

Landini: “Non siamo contrari a green pass ma ..”

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini spiega in un’intervista al Corriere della Sera che il sindacato è a favore del fatto che i lavoratori si vaccinino e sta raccomandando a tutti di farlo.”Ma c’è un discrimine: non è possibile pensare a licenziamenti o demansionamenti”. Vale anche per altre misure: “Stop stipendio? Inaccettabile per noi, naturalmente. Non se ne parla neanche. Né di questo, né di demansionamenti. Ci sono già esperienze in diverse aziende che utilizzano lo smart working per certi dipendenti o fanno un uso molto diffuso dei tamponi. In ogni caso un provvedimento obbligatorio ha bisogno di una legge. La responsabilità è del governo e non può scaricata su accordo fra le parti sociali. Se il governo matura questo orientamento e saremo consultati, siamo pronti ad esprimere il nostro punto di vista e a dare il nostro contributo“.

La lettera di Sterilgarda ai dipendenti

Prima dei sindacati però sul green pass sono arrivate le aziende tanto che la Sterilgarda è finita tra le polemiche la scorsa settimana per la lettera inviata ai suoi dipendenti: “È convinzione della società — scrive la società in una lettera ai dipendenti — che gli strumenti di contenimento della pandemia, in primis i vaccini, siano e saranno fondamentali per evitare la reintroduzione di misure restrittive. Tutelare l’azienda dai rischi biologici rientra tra gli obblighi del datore in tema di sicurezza sul posto di lavoro. La normativa in vigore prevede già, per molte categorie di lavoratori, la somministrazione obbligatoria di vaccini quali quello contro il tetano, contro l’epatite B o il vaccino antitubercolare. A ciò si aggiunga che la sottoposizione alla vaccinazione costituisce anche uno strumento etico di rispetto e tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, oltre che di tutti coloro che si trovano a dover già convivere con situazioni patologiche incompatibili con la somministrazione del vaccino, rimanendo pertanto soggetti esposti al contagio in ambiente lavorativo”. Dunque la Cgil non solo arriva in ritardo ma, di fatto, non si oppone realmente ad una misura che mette in serio pericolo il lavoro di migliaia di italiani.

Ilaria Paoletti