Le nuove strade della bici, rincorrendo l’acqua, i paesaggi (e le buone colazioni)

Che siano gli argini di un fiume o gli sterrati che, in morbida discesa, aderendo alla morfologia del terreno, portano a un laghetto di montagna, la bicicletta ama rincorrere l’acqua. Specie in discesa, seguendo le forme create in passato dall’acqua, i ciclisti tagliano gli angoli, improvvisano scorciatoie ridisegnando lo spazio ciclabile al di là di ciò che è progettato. Un comportamento che, in Nord Europa, attingendo alla Poetica dello Spazio di Gaston Bachelard, gli architetti paesaggisti definiscono all’insegna delle “desire line”, le direttive del desiderio. La forza del desiderio può portare i ciclisti, faticatori felici e volontari, a rincorrere l’acqua anche in salita, fin dove sorge. Accade in Val di Funes, la laterale della Valle Isarco che si chiude a sacco davanti al Gruppo delle Odle, dove origina il Rio Funes. Per l’alpinista Reinhold Messner, il posto più bello del mondo.

Il posto più bello del mondo

Primo percorso tabellato in Alto Adige come sentiero facile da mountain bike (la segnaletica servirà da modello per tutta la provincia), il “Valle Isarco – Val di Funes” è la novità dell’estate. Si tratta di 27 km con 1.550 metri di dislivello, da Bressanone fino alla malga Geisler. Sul percorso, il tratto tra le frazioncine di Tiso e San Valentino è stato deviato rispetto all’originario sentiero di montagna e ricreato largo e sicuro, sulla falsariga di una vera strada forestale. Pedalabile in mtb a pedalata assistita (noleggio e tour guidati con plosebike.com), l’itinerario scivola in lieve discesa da piazza Duomo di Bressanone fino ad Albes lungo la ciclabile asfaltata dell’Isarco che dal Brennero volge a sud prendendo poi i nomi di ciclabile dell’Adige e Ciclovia del Sole. Da Tiso in avanti, sul tratto di nuova realizzazione, si prosegue in pieno bosco, tra pini e abeti. A San Valentino si aprono alla vista radure erbose, paesucoli con il campanile e, ancora di lontano, le Odle, il Sasso Putia che annuncia il Passo delle Erbe, il Corno del Renon e dell’Alpe di Villandro. Una visione che esplode quando, dal parcheggio Zans, già a 1.685 metri, si affronta in salita costante la larga forestale che raggiunge le malghe sotto le gigantesche sculture dolomitiche del Parco Naturale Puez-Odle, scogliere calcaree nate per sedimentazione di alghe, conchiglie e coralli in un gigantesco oceano primordiale. Le Maldive di allora.

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Dal Passo della Cisa a Pescasseroli

Di recente mappatura sono anche le 119 tappe in mountain bike in Toscana, Emilia Romagna, Marche e Abruzzo, tra il Passo della Cisa e Pescasseroli, sulle 500 totali del Sentiero Italia, il trekking a lunga percorrenza individuato negli anni 90, ma rilanciato dal Cai, con 7.200 km di percorsi di mezza montagna suddivisi in tappe che terminano in borghi o rifugi dove si trova accoglienza. In autunno saranno pronte le tracce per la bicicletta, su forestali, strade bianche e carrarecce, anche in Sicilia, Campania, Calabria e Liguria (cai.it/il-sentiero-italia-cai-in-mountain-bike).

Camminando e pedalando lungo le Vie di Dante

Alla ricerca di varianti ciclabili sono anche le Vie di Dante, un progetto, a cavallo tra Romagna e Toscana, nato nel 700° anniversario della morte del Poeta per valorizzare i luoghi segnati dalle occorrenze dantesche: posti citati nella Commedia o i palazzotti dove Dante cercò ospitalità negli anni dell’esilio (dante bike.it). Tra Dovaldola e Portico di Romagna, dove brilla la tappa gastronomica dell’albergo diffuso Al vecchio convento, il percorso, in parte sovrapponibile all’originario Cammino di Dante da Ravenna e Firenze concepito per camminatori e viandanti (camminodante.com), regala strade a zero traffico, spettacolari scorci di Appennino e i primi crinali del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Si pedala tra faggi, acacie, conifere e alberi di sambuco il cui fiore viene utilizzato nell’impasto del pane in un forno tradizionale di Dovadola.

Le memorabili colazioni per ciclisti

Scorre non lontano dai percorsi danteschi il Gran Tour Valle del Savio appena tabellato che raccorda ad anello, su asfalto, sulla vecchia SR71, per 190 km, i comuni di Cesena, Mercato Saraceno, Sarsina, Bagno di Romagna e Verghereto, con il ritorno via Montiano. Un circuito che “rincorre” l’acqua fino alle fonti del fiume Savio (e Tevere), sul Monte Fumaiolo, che piacerà ai ciclisti in bici da strada nel suo mix di pianura, saliscendi, colline pedemontane, balze, calanchi, e che trova il culmine nella salita iconica del Monte Barbotto, di poco più di 4 km, resa celebre dai passaggi di Merkx, Coppi e Bartali (unionevallesavio.it/grand-tour-valle-del-savio). A Bagno di Romagna è l’Hotel Tosco Romagnolo dello chef Paolo Teverini a rendersi memorabile per la sua straordinaria prima colazione per ciclisti.