Estate romantica alle Tremiti, tra le canzoni di Dalla e le stelle marine rosse

Sono appena 350 i suoi abitanti, tutti cresciuti a stelle marine e canzoni di Lucio Dalla. Alle Isole Tremiti, infatti, piccolo arcipelago al largo del Molise e quasi di fronte al Gargano pugliese, il cantante trascorreva le estati e prendeva ispirazione dalla distesa di azzurro, dagli isolani, dal musicare delle pinete, dalla luna che si posa sempre con dolcezza su Cala Matano, la spiaggia preferita dall’istrionico cantautore.

Nella piazza belvedere del borgo, i bagnanti di ritorno dai tuffi nelle calette che si raggiungono passeggiando tra grilli e cicale lungo il Sentiero perimetrale nella Pineta che gira attorno a tutta San Domino, la più grande – si fa per dire – dell’arcipelago, sciamano nelle tre strade del borgo, addentando una fetta di anguria. L’hanno ordinata al chiosco A Smerza sperando che Vittorio, l’ex cuoco e amico di Lucio, sia regolarmente al proprio posto in cucina per chiedergli aneddoti. Eppure non ce ne sarebbe quasi bisogno, basta andare in giro da soli per capire cosa tanto amasse Dalla nelle Tremiti: il loro essere selvagge, vere, ruspanti.

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Pesce fresco, cocktail, musica blues e racconti di luna

La nostalgia va ancora in onda A’ Furmicula, il locale notturno all’aperto dove da sempre si esibiscono dal vivo gruppi e cantanti solisti e ancora lo champagne per tradizione si stappa a colpi di sciabola. A Cala delle Arene fanno il bagno i ragazzi locali, mentre i viaggiatori aspettano ordinati il proprio turno per salire sul gommone di Natasha e Adelmo, certi che mostreranno loro nel corso delle esplorazioni subacquee del loro Marlin Tremiti la ricchezza della fauna e flora sottomarina: dalle pareti di corallo nero, alle gorgonie sino alle stelle marine rosse, compresi resti dei piroscafi affondati qui. Anche L’Altro Faro è un approdo molto gettonato perché Annalisa Lisci, cuoca e proprietaria, è amata per il suo carattere festoso dai pescatori che le danno sempre il pescato più fresco e prelibato, così come al Capa Tosta, che sta lì vicino, servono cocktail di frutta corroboranti. Poi si torna all’Hotel Eden per ascoltare concerti improvvisati di jazz e blues.

Nelle Grotte del Sale e delle Viole come esploratori marini

L’indomani si va in esplorazione per fare i fanghi di argilla sull’isolotto lunare del Cretaccio, poi ci si precipita a nuotare alla Cala degli Inglesi stando attenti a non pungersi con la superficie aguzza dei massi e ancora bagnati si può anche camminare sino al Colle dell’Eremita, dialogando un po’ con le onnipresenti diomedee, gli uccelli cugini dei gabbiani che adorano, anche loro, stare alle Tremiti, e specialmente a San Domino, l’isola più abitata dell’arcipelago delle Tremiti, Riserva Naturale Marina situata nel Parco del Gargano, composta anche da Capraia, Pianosa, il Cretaccio, e dall’isola-santuario di San Nicola. C’è ancora il tempo, nel pomeriggio, di calarsi a mollo nella Grotta del Sale e in quella delle Viole in cui le alghe e le spugne, grazie alla luce, danno appunto un colore violaceo all’acqua. Anche in quel corridoio chiamato Grotta del Bue Marino, lunga oltre sessanta metri, si prova l’emozione dei primi esploratori.

Nell’abbazia dei misteri a San Nicola sino all’ultima barca

San Nicola è spettacolare. Stabilmente la abitano trenta persone collegate a San Domino dalle barche dei pescatori e da quelle che fanno un servizio da piccoli traghetti. La scalinata di pietra dà accesso a un mondo a parte che vide protagonisti monaci benedettini e cistercensi. Si scoprono pareti in pietra, torri un po’ ammaccate, chiostri, fortificazioni. Le guide raccontano i tanti misteri irrisolti dell’abbazia di Santa Maria a Mare, dove si venera un crocifisso arrivato dall’acqua chissà come e da dove, ti conducono al tholos dove sarebbe sepolto Diomede, insistono perché si scenda, attraverso un sentiero che apre una fune, alla spiaggia che sta proprio dietro l’isola. La cosa migliore è perdersi un po’ tra sepolcri, pietre, macchie di vegetazione gialla e verde, e così circondati dal blu in ogni direzione, aspettare il tramonto per prendere l’ultima barca. Lucio faceva così, forse, chissà. Di sicuro gli piaceva quando il sole accendeva di arancione le sue Tremiti e il loro mare.