Dittatura del green pass? No, pasticcio democratico

Roma, 23 lug – Mentre in tanti – compresi molti autoproclamatisi fascisti – si affannano a dipingere il green pass come una riedizione del fascismo in versione sanitaria, mostrando di condividere il medesimo immaginario e la stessa griglia valoriale del mondo che dicono di combattere, a me sembra che il vero precedente giuridico alle misure prese dal governo sia un altro: le autocertificazioni di antifascismo che le amministrazioni comunali da qualche anno hanno cominciato a chiedere per concedere spazi pubblici alle associazioni. In entrambi i casi è in azione la medesima logica: ci si inventa un prerequisito che non è obbligatorio ai sensi di legge, ma che di fatto determina la possibilità di accedere alla vita sociale. In entrambi i casi c’è uno Stato che non impone, ma ricatta, che lascia libertà di scelta, a patto che tutti scelgano la stessa cosa. Una vera e propria distorsione del diritto.

Green pass, un pasticcio democratico

In questo senso, il pasticcio green pass è in realtà pienamente democratico, altro che fascismo, stelle gialle, leggi razziali, leviatano biopolitico e tutto l’armamentario discorsivo neo-liberale che vediamo circolare sui social. Democratica è l’ipocrisia di fondo, la coercizione attraverso il sotterfugio, la burocratizzazione ottusa, l’incapacità di farsi carico direttamente delle proprie decisioni, l’uso furbesco e vile di anticipazioni e rumors per tastare il polso dell’opinione pubblica. E democratica sarà verosimilmente l’applicazione, che sfocerà in un incubo kafkian-fantozziano di norme piene di opacità, di eccezioni, cavilli, bug non previsti, cittadini che non sanno che fare e addetti ai lavori che non sanno cosa rispondere, numeri verdi a cui non risponde nessuno, autorità impreparate, tecnologie obsolete, esercenti trasformati in vigili senza averne l’autorità e la competenza etc. È l’autoritarismo attraverso la debolezza: non certo una specialità dei totalitarismi novecenteschi.

La cultura dello Stato che manca alle destre

Se c’è qualcosa che manca, qui, è proprio lo Stato, nel senso vero, alto e nobile del termine. Così come, spiace dirlo, la cultura dello Stato sembra mancare nelle destre, pressoché tutte, che alla pandemia continuano a reagire con fastidio e incompostezza, contestando tutto ma senza proporre mai alcuna ricetta realistica per uscirne. Il che genera anche un fastidioso effetto «al lupo, al lupo» che vanifica ogni eventuale iniziativa sensata: se per le cose gravi si usa il medesimo tono che si è utilizzato per ogni restrizione, anche banale, è difficile che le obiezioni possano risultare credibili. E, alla fine, chiamando alla battaglia delle Termopili per ogni bagattella, quando la battaglia delle Termopili bisognerebbe farla davvero i legionari sono già tutti troppo stanchi. Che ci si giri a sinistra o a destra, tra i pro vax o gli anti vax, ovunque appaiono macerie politiche ed esistenziali. Ricostruire sarà un’operazione lunga, difficile e disperata.

Adriano Scianca