“Sweet tooth”, una serie per dire che ibrido è bello. Anzi, meglio di noi …

Roma, 23 giu – Sweet tooth –  un po’ come il suo titolo – è una serie pucciosa e dolce che, però, essendo prodotta e diffusa da Netflix e sebbene coinvolga una “pandemia” assai simile alla nostra, non poteva riportare i topos tipici del politicamente corretto. Fino a raggiungere i risvolti quasi inquietanti …

Sweet tooth, pandemia e marketing

Sweet tooth inizia dieci anni prima degli eventi della serie: una pandemia ha pressoché sterminato la razza umana – mossa di marketing quanto meno azzeccata quella di far uscire questo prodotto proprio ora. Lo stesso virus avrebbe portato alla nascita di bambini ibridi in parte umani in parte animali proprio come il piccolo protagonista: metà umano metà cervo. Immediatamente, gli ibridi vengono cacciati con violenza dagli “ultimi uomini”, poiché si teme che siano stati loro a diffondere la malattia. Il piccolo mezzo cervo Gus vive nascosto nella foresta con suo padre che, agli albori della pandemia, si rifugia nel parco di Yellowstone per difenderlo. Quando il padre però muore è costretto ad affrontare il mondo esterno e a capire persino l’origine del virus.

Ibrido è bello …

La storia è tratta da un fumetto e certo non manca di orginalità. Peccato che, come sempre su Netflix, non ci siano mezze misure: se il piccolo Gus è un tenero bimbo bianco (ma ibrido, cioè parte di una minoranza) gli altri personaggi positivi, oltre il padre, sono solo appartenenti anche loro a minoranze: il nero “grand’uomo” Jepperd che è burbero ma poi diventa una figura paterna, il medico indiano Aditya Singh che si rifiuta di trovare nel sangue degli ibridi una cura (e la moglie, anche lei indiana – stranamente non una coppia mista) e Aimee, sudamericana, che salva una pletora di piccoli ibridi dicendo agli “ultimi uomini” che, addirittura, sono meglio di “Noi”.

Messaggi banali e diversità a tutti i costi

Ibridi che fungono da viatico per il classico messaggio che viene reinterpreato e diffuso sempre con modi più fantasiosi: meticcio è bello, doppio anche. E, guardacaso, questi ibridi sono tutti bambini – il piccolo Gus “golosone” (da qui il titolo Sweet tooth) è praticamente uno dei pochi ad aver raggiunto i dieci anni. A pensar male si fa peccato ma quasi mai si sbaglia: sembra quasi un poster promozionale per i transgender di tenera età. Gli attori sono tutti molto validi in particolar modo il piccolo Christian Convery, ma il messaggio che passa è sempre lo stesso è ormai banale, mentre quei pochi dilungamenti sull’origine della pandemia e le conseguenti fobie e caccia all’uomo sono più interessanti di tutto il resto. Diverso è bello, sarebbe bene che lo si capisse anche relativamente ai messaggi che devono passare: che si vari un po’!

Ilaria Paoletti