Cattolici e identitari di fronte alla sfida mondialista

Un prezioso antidoto allo stupidario cattolico ultimamente propalato a piene mani anche dalle gerarchie ecclesiastiche: è questo il libro Cattolici e identitari di Julien Langella, edito da Passaggio al Bosco. L’autore, 34enne attivista identitario francese, chiarisce nell’introduzione il duplice scopo, pedagogico e militante, del volume: dimostrare che «carità cristiana e lotta identitaria non si oppongono in nulla», e fornire armi intellettuali per un’élite votata alla riconquista.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2021

Ecumene e patriottismo

Lo stato dell’arte, infatti, non è incoraggiante: «Scristianizzazione e grande sostituzione vanno di pari passo». Esistono però delle isole di resistenza: la militanza cattolica che negli anni scorsi si è espressa ad esempio nella Manif pour tous contro i matrimoni gay, così come il risveglio degli europei che vogliono rimanere padroni a casa propria. Queste due forze, pertanto, sono chiamate a unirsi per fronteggiare un nemico comune: il mondialismo, «che vuole contemporaneamente sradicare la fede e dissolvere i popoli». L’appello di Langella ha il pregio di giocare a carte scoperte, senza i complessi e gli infingimenti che talora si riscontrano nel rapporto tra cristianesimo e area identitaria. Così, nel testo viene subito precisato che l’identitarismo non si riduce al nazionalismo – sulla scia di Pio XII viene anzi condannata l’idolatria della nazione, ritenuta eredità del giacobinismo, e si concepisce un’identità a più livelli – ma non coincide neanche con il sovranismo, poiché oggi non è in gioco solo la sovranità politica delle nazioni, ma la loro stessa sostanza.

Cattolici e identitari

L’«eresia mondialista» presuppone per l’autore un impazzimento delle virtù cristiane: sostituisce fede, speranza e carità con uno spiritualismo disincarnato, un’ingenua faciloneria, un buonismo lassista. L’universalismo cristiano, troppo spesso equivocato sulla base della citazione paolina «non c’è più giudeo né greco», si realizza spiritualmente nella Chiesa. L’unificazione dell’umanità, per dirla con Joseph Ratzinger, non è un compito politico ma una speranza escatologica, e pretendere di prescindere dalle identità dei popoli per fonderli in un meticciato globale è un peccato d’orgoglio simile a quello biblico della torre di Babele.

Per la dottrina cattolica, dunque, «il patriottismo è un elemento della legge naturale e le identità fanno parte del piano di Dio». Essere futuri cittadini della Gerusalemme celeste non implica la negazione della nostra patria terrena, poiché la grazia non distrugge la natura ma la perfeziona. Dio stesso, del resto, si è incarnato assumendo l’interezza della natura umana e radicandosi in una terra, in una religione, in una famiglia: per citare san Giovanni Paolo II, «il mistero dell’Incarnazione […] appartiene alla teologia della nazione».

Contro il meticciato

Così il sano realismo cattolico non deve temere di confrontarsi neanche con uno dei termini tabù degli ultimi 70 anni, cioè la…