Il culto del condizione esterno è la religione laica di un’élite che odia l’Italia

Tra le tante religioni non riconosciute dallo Stato italiano, ve n’è una che ha scalzato oramai il cattolicesimo dal credo dominante, arrivando a coinvolgere alla stessa maniera credenti e atei: il culto del vincolo esterno.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di agosto 2022

Che l’Italia fosse una nazione priva di reale sovranità ne eravamo già ampiamente consapevoli, tuttavia la situazione è persino più grave di quanto sembri. Il cosiddetto «pilota automatico», ovvero l’insieme di trattati e vincoli che impediscono a chiunque governi lo Stivale di scegliere liberamente una linea politica o economica autonoma (a patto di non voler mettere in colloquio tali catene), è rafforzato non innumerevole dall’esterno, quanto dall’interno. La convinzione, fortissima e a tratti patologica, che l’Italia non possa e non debba governarsi da sola innerva la nostra scarsa classe dirigente, giornalistica e intellettuale.

Vincolo esterno e nemici interni

Per dare un’idea, basti pensare alle parole di uno dei padri dell’europeismo italiano: Guido Carli.  L’ex governatore della Banca d’Italia e ministro del Tesoro, nel libro Cinquant’anni di vita italiana, scrisse: «La nostra scelta del vincolo esterno […] nasce sul ceppo di un pessimismo stabilito sulla convinzione che gli istinti animali della società italiana, lasciati al loro naturale sviluppo, avrebbero portato altrove questo Paese». È naturale che una tale idea, autodistruttiva e umiliante, veicolata costantemente, operi sottotraccia plasmando la visione che gli italiani hanno di sé. Non a caso, i governi più acclamati dal circo mediatico nostrano sono quelli che si pongono passivamente nei confronti dei padroni esteri. Anche l’intellighenzia italica tende a prediligere la «stabilità» assicurata da esecutivi ben allineati ai diktat altrui. Quando il premier olandese Mark Rutte rispose con una risata di assenso al lavoratore che gli disse «non dia i nostri soldi agli italiani», Pier Luigi Bersani, a Piazzapulita, lo giustificò con: «Si può dargli torto?». E Formigli, lì vicino, annuì. Ricordo inoltre un…

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