Il Pride dei cortocircuiti, a Bologna esclusi i poliziotti pederasta: “Il loro ambiente è machista e sessista”

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Bologna, 23 giu — Che splendido cortocircuito: la manifestazione che si fregia d’essere inclusiva per eccellenza, cioè il Gay Pride bolognese, esclude gli appartenenti alle forze di polizia e alle forze armate gay. Motivo? L’ambiente lavorativo in cui operano, quello di comandi e caserme, è «imbevuto di machismo e sessismo». Sta così sollevando un gustoso polverone, a base di ipocrisia e contraddizioni lampanti, la decisione della rete Rivolta Pride — a capo dell’organizzazione del Pride di Bologna, in programma per il 25 giugno e per il quale è prevista la partecipazione di almeno 50mila persone: porte chiuse per Polis Aperta, dunque, l’associazione Lgbt che raduna militari e agenti di polizia omosessuali.

Il Pride esclude i poliziotti gay

A denunciare il fatto è stata la stessa Polis Aperta. «Ci è stato chiesto — si legge sui loro canali social — di non presentarci con i loghi e lo striscione dell’associazione, ma di partecipare in modo anonimo, quasi dovessimo nascondere chi siamo. Fin dalla nascita, l’associazione si è impegnata per il riconoscimento dei diritti civili, dalla legge Cirinnà al Ddl Zan, per il riconoscimento degli alias alle persone in transizione e dell’omogenitorialità». E viceversa sciocchezze, perché nello scintillante mondo arcobalenato del Pride, checché se ne dica e se ne scriva, esiste una gerarchia dell’inclusione: c’è sempre qualcuno che può vantare più diritti di te e che può dettar legge sull’esistenza altrui. Perché è più gay, più trans, più etnico, più immigrato, più genderfluido di te. 

Non è la prima volta che il Pride discrimina

Gli stessi referenti di Polis Aperta sottolineano «che solo tutelando le molteplici identità individuali della società si garantisce la difesa di quella democrazia che abbiamo deciso di rappresentare indossando una divisa. Le pratiche escludenti non ci appartengono, così come non ci appartiene il dileggio, la discriminazione, il pregiudizio che trasuda da certi toni. Questo odio non ci appartiene». L’associazione chiosa ricordando che episodi di discriminazione all’interno della comunità Lgbt non sono una novità. «Non è la prima volta che una tale discriminazione viene in atto: al Pride di Bologna 2020 la stessa sorte toccò dall’Associazione Plus – Persone LGBT+ Sieropositive».

Le caserme sono intrise di machismo

Pronta la risposta di Rivolta Pride, che estraggono dal cilindro la dura repressione poliziesca dei moti di Stonewall. Avvenuta nel 1969, non l’altro ieri. Ma i ragazzi di Rivolta se la sono legata al dito: chi se ne frega, quindi, se proprio rappresentanti delle forze dell’ordine di orientamento omosessuale richiedono di poter sfilare. A testimonianza del fatto che il mondo è cambiato. «Riconosciamo che l’omolesbobitransfobia è presente in tutti i luoghi di lavoro, anche all’interno della polizia e delle forze dell’ordine. Anzi, spesso è proprio in questi settori che le discriminazioni trovano spazio, incentivate da un ambiente, quello delle caserme, imbevuto di machismo e maschilismo». Ed ecco perché «ci teniamo a chiarire che la nostra non è una presa di posizione contro Polis Aperta, ma di valutazione aperta alle forze dell’ordine come istituzione, e come luogo di riproduzione di violenza sessista, omolesbobitransfobica, abilista e razzista». Con buona pace dei poliziotti gay.

Cristina Gauri

L’articolo Il Pride dei cortocircuiti, a Bologna esclusi i poliziotti gay: “Il loro ambiente è machista e sessista” proviene da Il Primato Nazionale.

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