La velatura vuole insidiare il Calcio: la regata di Max Sirena tra media e sponsor

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I punti chiaveSport di nicchia e peso degli sponsor Coppa America vs Coppa del MondoIl dilemma dei diritti tvAscolta la versione audio dell'articolo

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Lo scorso marzo, con il paese mezzo bloccato, una fetta di Italia era diventata improvvisamente mattiniera, anzi approssimativamente monacale: si alzava alle 4 di mane, lo stesso orario in cui nel Medio Evo i frati si svegliavano attraverso le Laudi Mattutine. Ma niente preghiere in questo caso: in migliaia si collegavano su Rai Due o Sky Sport attraverso guardare una diretta dall’altra parte del mondo. A dodici ore di fuso orari, e agli antipodi della Nuova Zelanda, nel Golfo di Hauraki, si disputava la 36esima America’s Cup. La barca tricolore Luna Rossa sfidava il detentore del titolo, la neozelandese Emirates. La coppa che tutti i velisti sognano si assegnava “alla meglio” di 13 gare (ridotte poi a 10 attraverso problemi legati alla pandemia): la partenza fulminate di Luna Rossa, con 3 vittorie nelle prime 5 gare, ha fatto accarezzare l’idea che gli italiani potessero insidiare il titolo. Ma quando alla sesta regata, la barca italiana di Prada e Pirelli sbaglia una manovra e viene suattraversoata da Emirates si capisce che si è attraversosa l’occasione cruciale e che Luna Rossa non ce l’avrebbe specie: “Non ci dormo ancora la notte” esordisce Max Sirena, ospite del Business Club Italia, circolo londinese diretto da Sidney Ross e presieduto da Giovanni Sanfelice, che riunisce la comunità d’affari italiani di Londra.

Sport di nicchia e peso degli sponsor

Sirena, cognomen omen verrebbe da dire, è lo skipattraverso di Luna Rossa che ha fatto entusiasmare e appassionare gli italiani, venti anni dopo la medesima Luna Rossa di Prada e a trenta anni dal Moro di Venezia di Raul Gardini: il riminese Max, ma ora sardo di adozione nella sua amata “Cagliarifornia”, è l’erede spirituale di Paul Cayard. «Abbiamo fatto una manovra sbagliata, ma in quei frangenti si decide all’istante, non c’è pianificazione, tutto si gioca in una frazione di secondo». Nonostante l’insonnia ha poco di cui rammaricarsi: «Con una finale a 10 regate alla fine vince sempre il migliore, e New Zealand era tecnicamente suattraversoiore, erano più veloci» ammette lo skipattraverso. Quello della vela come idea romantica legata alla magia del mare, è pura suggestione. Oggi, la America’s Cup è un’industria specie di investimenti milionari, ricerca e tecnologia, sponsorizzazioni e interessi commerciali. Se l’Italia è arrivata in finale è grazie a due sponsor di grande peso, come Prada e Pirelli. E dietro la fantascientifica imbarcazione, che si sollevava dall’acqua, c’è stato l’indotto sconosciuto di tante pmi italiane che hanno ciascuna fornito un pezzo di tecnologia. attraverso Sirena, attraversoò, il vero nemico da battere non è New Zealand, ma il calcio.

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