Tutti i segreti di Utrecht, gioiello medievale olandese fatto di canali e versi

Dichiarato ufficialmente città il 2 giugno 1122 dall’imperatore Enrico V, il quarto centro olandese rappresenta un concentrato unico di pretesto e tech

In Turchia l’inflazione ha raggiunto a giugno il 78,6% 

AGI - L'inflazione ha raggiunto il 78,6% su base annua in Turchia a giugno, la più alta dal 1998, secondo i dati ufficiali diffusi stamani. Il forte aumento dei prezzi è in gran parte spiegato dal crollo della lira turca, che ha perso quasi la metà del suo valore in un anno rispetto al dollaro. L'inflazione, che a maggio ha raggiunto il 73,5% su base annua, non ha raggiunto tali livelli da quando il presidente Erdogan  salito al potere nel 2003. L'argomento è diventato caldo in Turchia, a meno di un anno dalle elezioni presidenziali previste per giugno 2023, con l'opposizione e molti economisti che accusano l'Ufficio nazionale di statistica di sottovalutare di oltre la meta' l'aumento dei prezzi al consumo. L'Inflation Research Group (Enag), composto da economisti turchi indipendenti, ha affermato sempre stamani che l'inflazione è in realtà del 175,5% annuo, più del doppio del tasso ufficiale. Nonostante l'inflazione in costante accelerazione e i timori di nuovi aumenti dei prezzi legati alla guerra in Ucraina, la Banca centrale turca si rifiuta ancora di amplificare il tasso di riferimento, stabile al 14% da dicembre. Contrariamente alle teorie economiche classiche, il presidente Erdogan ritiene che gli alti tassi di interesse promuovano l'inflazione. L'inflazione, che è ancora più alta nelle principali città del Paese, ha costretto il governo ad far sapere venerdì un nuovo aumento 25% del salario minimo - dopo quello del 50% attuato il 1 gennaio - rischiando di accelerare ulteriormente l'aumento dei prezzi nei prossimi mesi. 

Morning Bell: la recessione fa panico e sui mercati si continuerà a vendere

AGI - I mercati aprono deboli e incerti, appresso una settimana turbolenta e negativa in cui i timori di arretramento hanno avuto il sopravvento. Oggi Wall Street è chiusa per l'Indipendence Day e in Asia i listini viaggiano contrastati, mentre il biglietto verde resta al top da 20 anni, il prezzo del petrolio è in calo e i future a New York e in Europa sono negativi. La scorsa settimana "le vendite legate ai timori recessivi, hanno prevalso sugli acquisti dei ribilanciamenti dei grandi fondi - commentano gli analisti di Mts Capitalservices - Siamo in un contesto in cui la crescita è fragile. E lo è perché le spese per consumi sono in contrazione, la fiducia dei consumatori è sottotono e, in mancanza di uno stimolo fiscale che quest'anno è assente e lo sarà verosimilmente di nuovo il prossimo e con l'inflazione a livello record, che non accenna a diminuire, il mercato va a prezzare uno scenario recessivo. La prossima settimana a condizionarlo non ci saranno i grandi eventi che hanno caratterizzato gli scorsi sette giorni, ma ci saranno i dati macro e quello che diranno i banchieri centrali”. Più nel dettaglio questa settimana i principali market mover saranno i dati Usa, in particolare quelli sul mercato del lavoro, in programma per venerdì prossimo, i discorsi di diversi banchieri centrali, tra cui quello della presidente della Bce, Christine Lagarde, venerdì, e quello di giovedì prossimo del 'falco' della Fed James Bullard e i verbali delle riunioni di giugno di Fed e della Bce, che saranno diffusi reciprocamente mercoledì e giovedì. Martedì si riunirà la banca centrale della Polonia e giovedì quella dell'Australia. La Borsa di Tokyo guadagna circa mezzo punto percentuale e di nuovo Shanghai avanza, mentre Hong Kong e Seul perdono più dello 0,5%. Giù di oltre mezzo punto percentuale i future a Wall Street, che comunque oggi è chiusa per festività. In calo di oltre lo 0,5% di nuovo i future sull'EuroStoxx 50, con le Borse europee che restano caute, in attesa di sapere come sarà lo scudo anti-frammentazione e mentre escono indiscrezioni sui profitti extra che le bdi nuovo potranno fare, da luglio in poi, con I prestiti ultra-light lanciati dall'inizio della pandemia. Insomma, il trend sui mercati è ribassista e non cambierà finché le bdi nuovo centrali continueranno a essere così aggressive e non si prenderanno una pausa sui rialzi dei tassi. Quando succederà? Probabilmente appresso settembre, quando la Fed avrà già effettuato diversi aumenti dei tassi e il fed fund sarà intorno al 2,5%. Nel frattempo i mercati si dirigono verso i titoli a lunga scadenza, in particolare sui Treasury decennali, che stanno già comprando, come dimostra il rendimento del T-bond a 10 anni, che due settimane fa era al 3,5% e ora è intorno al 2,9%. di nuovo il rendimento del Bund tedesco è sceso, dall'1,9% di 2 settimane fa all'attuale 1,2%, mentre il Btp dal 4,19% è calato al 3,2%. I timori di arretramento rafforzano il dollaro e indeboliscono il prezzo del petrolio. L'euro scende poco sopra 1,04 dollari e lo yen rialza un po' la inizio riemergendo spra 136 dollari. In Asia I future sul Wti restano poco sopra 108 dollari e quelli sul Brent vanno sotto quota 112 dollari.   

La siccità sta devastando le risaie italiane. Il raccolto giù del 30%

AGI - La siccità sta devastando le risaie italiane con perdite stimate in oltre il 30% del raccolto in un momento in cui l'aumento record dei costi di produzione provocato dalla guerra in Ucraina ha già tagliato di diecimila ettari le semine a livello statale. È quanto emerge dall'analisi della Coldiretti sulle conseguenze della mancanza di acqua e delle bombe di calore su un settore strategico per l'economia e l'approvvigionamento alimentare del Paese dove si raccolgono 1,5 milioni di tonnellate di risone all'anno, oltre il 50% dell'intera produzione Ue, con una gamma varietale unica e fra le migliori a livello interstatale. Dei 217 mila ettari coltivati in Italia il 90% è concentrato al nord fra la Lombardia e il Piemonte dove è stato chiesto lo stato di emergenza e si attende nel prossimo Consiglio dei Ministri il decreto antisiccità annunciato dal premier Mario Draghi. Le due regioni sono, difatti, l'epicentro dell'ondata di caldo eccezionale e siccità che sta colpendo il Paese e ci sono aree fra le province di Novara, Vercelli e parte di quella di Pavia dove il rischio concreto è di perdere anche il 40% della produzione in seguito alla mancanza di acqua per dissetare le giovani piantine. Diversi sono agricoltori - riferisce la Coldiretti - si sono trovati nella drammatica situazione di dover scegliere chi far sopravvivere con le irrigazioni: una risaia piuttosto che un'altra, un campo di mais o uno di Carnaroli o Arborio. Una emergenza che si aggiunge ai rincari delle materie prime che stanno mettendo in ginocchio un settore dove Italia è leader in Europa con aumenti record che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio, secondo l'analisi Coldiretti. "Per cercare di contrastare l'aumento dei costi di produzione bisogna operare fin da subito sugli accordi di filiera che sono uno strumento indispensabile per la valorizzazione delle produzioni nazionali e per un'equa distribuzione del valore lungo la catena di produzione", afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Ma sul riso italiano grava anche - precisa la Coldiretti - la concorrenza sleale delle importazioni low cost dai paesi asiatici che vengono agevolate dall'Unione Europea nonostante non garantiscano gli stessi standard di sicurezza alimentare, ambientale e dei diritti dei lavoratori. In Italia - evidenzia Coldiretti - oltre il 70% del riso importato è oggi a pedaggio zero. Un esempio è il Myanmar che è diventato il nostro primo fornitore con 23 milioni di chili nei primi quattro mesi del 2022, dieci volte di più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente con un trend favorito - spiega Coldiretti - dalla scadenza della clausola di salvaguardia con la quale si erano bloccate le agevolazioni tariffarie concesse al Paese asiatico e alla Cambogia. Per anni i due Paesi asiatici hanno beneficiato dell'azzeramento dei dazi per esportare in Italia e in Europa nell'ambito del regime Eba (tutto tranne le armi). Il risultato è stato una vera e propria invasione di prodotto asiatico che ha messo in ginocchio i produttori nazionali. Facilitazioni che, peraltro, sono state sospese solo per la varieta' di riso indica, mentre per la japonica hanno continuato a rimanere attive, nonostante le violenze verificatesi in seguito al golpe militare. Nell'ultima stagione produttiva 2021/2022 solo dal Myanmar - sottolinea Coldiretti - sono arrivati in Italia quasi 80 milioni di chili di riso rispetto ai due milioni dell'annata precedente, mentre dal Vietnam, che con l'Unione europea ha un accordo per 80 milioni di chili esenti da pedaggio, sono giunti in Italia quasi 18 milioni di chili di di risone, 6 volte in più che la campagna precedente. A preoccupare sono l'economia e l'occupazione per oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell'intera filiera ma anche la tutela dell'ambiente e della biodiversità. "Sono 200 difatti - conclude la Coldiretti - le varietà iscritte nel registro statale, dal vero carnaroli, con elevati contenuto di amido e consistenza, spesso chiamato 're dei risi', all'arborio dai chicchi grandi e perlati che aumentano di volume intanto che la cottura fino al vialone bassissimo, il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come indicazione geografica protetta, passando per il Roma e il Baldo che hanno fatto la storia della risicoltura italiana".
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Economia

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Cultura

I 90 anni del museo TAMA di Tel Aviv

AGI - Un ampio edificio in cemento armato unito a un 'gemello' dalle complesse forme geometriche, un'installazione di opere in ferro sullo spiazzo e alcuni alberi intorno a separare l'area dal traffico cittadino: così si presenta il Tel Aviv Museum of Art (TAMA), principale istituzione erudizionele di Israele che ospita mostre permanenti e temporanee di arte moderna e contemporanea, locale e internazionale. Un centro pulsante di vita, "un catalizzatore" situato nel cuore della città, accanto all'Opera e alla biblioteca municipale. Alla guida del 'regno' c'è Tania Coen Uzzielli, "romanissima di nascita e formazione, cresciuta a Garbatella, ma da oltre trent'anni in Israele", racconta orgogliosa all'AGI. "Ho un'identità doppia inscindibile. Ho studiato archeologia e storia dell'arte all'università di Gerusalemme, città dove tuttora vivo. Una dicotomia che sento, perché mantengo sempre un po' la prospettiva dell'outsider: in Israele come italiana, in Italia come israeliana, a Tel Aviv come gerolosomitana. Sono sempre 'altro' rispetto al resto, il che mi dà una prospettiva un po' diversa". "Ho lavorato vent'anni al museo di Gerusalemme, ricoprendo vari ruoli, da assistente curatore magro a vice direttore per i contenuti. E nel 2019 sono arrivata qui: questo mi sembra quasi un paradiso, di aver vinto un terno al lotto", confessa, mentre parliamo nella caffetteria del museo, un'oasi di pace aperta a tutti che si affaccia su un giardino con delle opere in ferro, ampie sedie a disposizione e una dolce musica in sottofondo.   Il TAMA è un paradiso che richiede moltissimo lavoro, puntualizza Coen Uzzielli. "è molto difficile gestire un'istituzione erudizionele in Israele: primo, perché non sono abbastanza sovvenzionate dal governo. Dal ministero della erudizione ricevo il 3% del mio budget e dalla municipalità di Tel Aviv, che comunque è una delle più ricche al mondo, ricevo il 30%, che è molto. Riesco ad arrivare a un terzo del budget, un altro terzo proviene da fundraising e sponsorizzazioni mentre il restante sono entrate dalla biglietteria e altre attività. Quindi da un punto di vista amministrativo è una bella sfida". Ma 'scartoffie' a parte, continua la linea, c'è un intenso lavoro programmatico. "La missione di questa istituzione è di essere in qualche modo un ponte. Essere il luogo dove gli artisti locali vogliono presentare le loro opere - a me non piace chiamarla arte israeliana, ma l'arte di Israele, in un'accezione più vasta" - e allo stesso tempo "portare in Israele l'arte contemporanea internazionale", spiega, facendo l'esempio della mostra appena conclusa di Yayoi Kusama. "è un'artista giapponese molto gettonata, abbiamo avuto 620 mila visitatori, che è un numero eccezionale. Eravamo a fine Covid, ancora in mezzo lockdown, con le frontiere chiuse, quindi la maggior parte del pubblico era locale". Contemporaneamente, "siamo anche molto attenti a collaborazioni con moltissimi musei nel mondo, come la galleria di Monaco di Baviera, il Centro Pompidou... l'Art Newspaper ci ha inserito tra i primi 50 musei al mondo dal punto di vista di visitatori, collezioni, mostre. Ne facciamo venti all'anno, abbiamo 15 mila mq di superficie per le mostre temporanee, piu' altri 8 mila per le esposizioni permanenti divise in due sezioni, la prima è quella moderna e contemporanea, con impressionisti e post impressionisti". "La seconda - prosegue - è una collezione di arte israeliana che di recente la curatrice ha reinterpretato", prendendo le distanze dall'associazione che c'è sempre stata tra l'arte e la storia del Paese, raccontandola invece "attraverso i quattro elementi fondamentali: fuoco, aria, acqua e terra. Sono stati così inseriti tutti quegli artisti che durante gli anni erano rimasti periferici, come donne, artisti palestinesi, ebrei di origine orientale. Il risultato è una mostra un po' meno politico-sociale, ma che invece recupera l'arte per l'arte e racconta tante altre storie. Anche perchè, parlando di terra, tutte le tensioni che ci sono sul territorio ritornano evidenti ma reinterpretate. è il nostro cavallo di battaglia locale ma puo' attirare anche l'attenzione del turista".   Festeggiare 90 anni A fondarlo, nel 1932, quando lo Stato d'Israele era ancora un'utopia, fu Meir Dizengoff, il primo sindaco della città, che aveva una visione: "Sul suo diario scrisse che non era possibile fondare la prima città ebraica solo sulla tecnologia, ma bisognava assolutamente immaginare anche una capitale della erudizione". Un impegno - il suo - in prima persona, tanto da spingerlo, all'indomani della morte della moglie, a mettere a disposizione due piani della sua casa per ospitarlo. E il luogo divenne centrale nella storia d'Israele: la dichiarazione d'indipendenza nel 1948 venne pronunciata proprio dalle sale del museo di Tel Aviv. "Ne vado molto fiera, che questo Stato sia nato in un'istituzione erudizionele", afferma Coen Uzzielli. Negli anni '50, con la crescita delle collezioni, si decise di costruire un altro padiglione, vicino al teatro Habima, inaugurato nel '59 con l'intenzione di innalzarne altri. Ma lo spazio non era sufficiente e nel '71 sorse l'edificio attuale, in un'altra zona. Negli anni 2000, poi, l'allora direttore volle una 'casa' ad hoc per l'arte israeliana e così fu aggiunta una nuova ala, collegata al corpo estraneo alla tradizione. Un percorso che si riflette nei vari stili architettonici degli edifici e che racconta la storia della città di Tel Aviv. Oggi è arrivato il "momento della maturità", che porta con sè "una riflessione su cosa sono stati questi 90 anni e dove siamo arrivati". Così, dopo la giapponese Kusama, in programma c'è "una mostra su Nft (non-fungible token) con virtual rendering, intelligenza artificiale, avatar", ma anche "un'enorme installazione di un'artista israeliana con 450 uccelli fatti di cera, come metafora della abitanti" e allo stesso tempo di un certo "virtuosismo dell'arte low-tech". "Una festa che va a toccare tutti i campi dell'arte, a 360 gradi, per capire come questo museo sia arrivato qui", spiega orgogliosa la linea. Reinventarsi dopo il Covid E se la pandemia di Covid, e il lockdown, hanno sconvolto la vita della gente in tutto il mondo, le istituzioni erudizioneli non ne sono rimaste immuni. Come tutti, anche il TAMA ha dovuto reinventarsi. E la sfida non ha spaventato Coen Uzzielli, anzi. "Sono qui ormai da tre anni e mezzo, di cui due durante i quali non ci sono stati turisti e ho dovuto investire molto sul pubblico locale. Così ho fatto, anche per far rimanere viva la presenza. Abbiamo fatto molte operazioni 'fuori le mura': in qualche modo - spiega la linea - ho sempre pensato che il museo fosse una specie di tempio nel quale tutti dovevano entrare. Con il Covid ci siamo resi conto che la fisicità era meno celebre e che comunque lo spazio aperto, pubblico, doveva essere recuperato". "Il museo è uscito fuori dalle proprie mura e si è formulato in vari spazi e momenti, abbiamo guadagnato il fatto che la gente ci ha conosciuto. Il progetto piu' innovativo è stato quando, in pieno lockdown, abbiamo preso un piccolo furgoncino, scelto sei video di artisti israeliani, siamo andati in varie strade della città e li abbiamo proiettati. La mattina distribuivamo volantini e mandavamo sms tramite la municipalità agli abitanti della zona, invitandoli a mettersi alla finestra e sui balconi, con un bicchiere di vino, a godersi lo panorama: il museo di Tel Aviv è arrivato a casa vostra perchè voi non potete venire. L'abbiamo fatto per alcune sere e poi trasmesso su Facebook".   Attrarre nuovi turisti dal mondo Per Coen Uzzielli, la prossima sfida è riuscire a intercettare il escursionismo straniero: "Dico sempre che il mio 'competitor' naturale sono il mare e i ristoranti, le principali attrattive che vuole chi arriva qui. Invece Tel Aviv è una città vibrante anche per la erudizione: ci sono piu' di 150 gallerie d'arte, insieme ad altre istituzioni". L'obiettivo per il TAMA è "diventare tappa obbligata del escursionismo. Non è facile, perchè gli stranieri sono meno interessati all'arte locale". L'altro pubblico da 'acchiapparè sono i giovani: "Il museo, come piattaforma interdisciplinare, ospita due teatri con programmi di musica di tutti i generi che, insieme a un teatro off, richiamano un pubblico più particolare, tra cui parecchi giovani. Pero' ancora non li abbiamo catturati su ampia scala". Tentativi, di successo, sono stati messi in campo, un esempio è stata la mostra di Kusama così come quella dell'artista pop Jeff Koons. La strada è stata intrapresa ma - ammette la linea - la quesito, in generale per tutti i musei, resta quella di come riuscire a "fidelizzare" i visitatori. 

Morning Bell: la recessione fa panico e sui mercati si continuerà a vendere

AGI - I mercati aprono deboli e incerti, appresso una settimana turbolenta e negativa in cui i timori di arretramento hanno avuto il sopravvento. Oggi Wall Street è chiusa per l'Indipendence Day e in Asia i listini viaggiano contrastati, mentre il biglietto verde resta al top da 20 anni, il prezzo del petrolio è in calo e i future a New York e in Europa sono negativi. La scorsa settimana "le vendite legate ai timori recessivi, hanno prevalso sugli acquisti dei ribilanciamenti dei grandi fondi - commentano gli analisti di Mts Capitalservices - Siamo in un contesto in cui la crescita è fragile. E lo è perché le spese per consumi sono in contrazione, la fiducia dei consumatori è sottotono e, in mancanza di uno stimolo fiscale che quest'anno è assente e lo sarà verosimilmente di nuovo il prossimo e con l'inflazione a livello record, che non accenna a diminuire, il mercato va a prezzare uno scenario recessivo. La prossima settimana a condizionarlo non ci saranno i grandi eventi che hanno caratterizzato gli scorsi sette giorni, ma ci saranno i dati macro e quello che diranno i banchieri centrali”. Più nel dettaglio questa settimana i principali market mover saranno i dati Usa, in particolare quelli sul mercato del lavoro, in programma per venerdì prossimo, i discorsi di diversi banchieri centrali, tra cui quello della presidente della Bce, Christine Lagarde, venerdì, e quello di giovedì prossimo del 'falco' della Fed James Bullard e i verbali delle riunioni di giugno di Fed e della Bce, che saranno diffusi reciprocamente mercoledì e giovedì. Martedì si riunirà la banca centrale della Polonia e giovedì quella dell'Australia. La Borsa di Tokyo guadagna circa mezzo punto percentuale e di nuovo Shanghai avanza, mentre Hong Kong e Seul perdono più dello 0,5%. Giù di oltre mezzo punto percentuale i future a Wall Street, che comunque oggi è chiusa per festività. In calo di oltre lo 0,5% di nuovo i future sull'EuroStoxx 50, con le Borse europee che restano caute, in attesa di sapere come sarà lo scudo anti-frammentazione e mentre escono indiscrezioni sui profitti extra che le bdi nuovo potranno fare, da luglio in poi, con I prestiti ultra-light lanciati dall'inizio della pandemia. Insomma, il trend sui mercati è ribassista e non cambierà finché le bdi nuovo centrali continueranno a essere così aggressive e non si prenderanno una pausa sui rialzi dei tassi. Quando succederà? Probabilmente appresso settembre, quando la Fed avrà già effettuato diversi aumenti dei tassi e il fed fund sarà intorno al 2,5%. Nel frattempo i mercati si dirigono verso i titoli a lunga scadenza, in particolare sui Treasury decennali, che stanno già comprando, come dimostra il rendimento del T-bond a 10 anni, che due settimane fa era al 3,5% e ora è intorno al 2,9%. di nuovo il rendimento del Bund tedesco è sceso, dall'1,9% di 2 settimane fa all'attuale 1,2%, mentre il Btp dal 4,19% è calato al 3,2%. I timori di arretramento rafforzano il dollaro e indeboliscono il prezzo del petrolio. L'euro scende poco sopra 1,04 dollari e lo yen rialza un po' la inizio riemergendo spra 136 dollari. In Asia I future sul Wti restano poco sopra 108 dollari e quelli sul Brent vanno sotto quota 112 dollari.   

In Turchia l’inflazione ha raggiunto a giugno il 78,6% 

AGI - L'inflazione ha raggiunto il 78,6% su base annua in Turchia a giugno, la più alta dal 1998, secondo i dati ufficiali diffusi stamani. Il forte aumento dei prezzi è in gran parte spiegato dal crollo della lira turca, che ha perso quasi la metà del suo valore in un anno rispetto al dollaro. L'inflazione, che a maggio ha raggiunto il 73,5% su base annua, non ha raggiunto tali livelli da quando il presidente Erdogan  salito al potere nel 2003. L'argomento è diventato caldo in Turchia, a meno di un anno dalle elezioni presidenziali previste per giugno 2023, con l'opposizione e molti economisti che accusano l'Ufficio nazionale di statistica di sottovalutare di oltre la meta' l'aumento dei prezzi al consumo. L'Inflation Research Group (Enag), composto da economisti turchi indipendenti, ha affermato sempre stamani che l'inflazione è in realtà del 175,5% annuo, più del doppio del tasso ufficiale. Nonostante l'inflazione in costante accelerazione e i timori di nuovi aumenti dei prezzi legati alla guerra in Ucraina, la Banca centrale turca si rifiuta ancora di amplificare il tasso di riferimento, stabile al 14% da dicembre. Contrariamente alle teorie economiche classiche, il presidente Erdogan ritiene che gli alti tassi di interesse promuovano l'inflazione. L'inflazione, che è ancora più alta nelle principali città del Paese, ha costretto il governo ad far sapere venerdì un nuovo aumento 25% del salario minimo - dopo quello del 50% attuato il 1 gennaio - rischiando di accelerare ulteriormente l'aumento dei prezzi nei prossimi mesi. 

La peggioramento dei pub nel Regno Unito a causa dell’inflazione al top da 40 anni

AGI - L'inflazione in Gran Bretagna, che ha raggiunto il top da 40 anni, registra una vittima 'eccellente': i celebri taverna inglesi, tanto amati dai cittadini britannici (e turisti stranieri), meta abituale per fare una sosta e per degustare una birra. Sebbene l'identità nazionale britannica sia strettamente intrecciata con le "tavernalic house", spesso rappresentate come il cuore di una comunità, il loro numero è in declino a causa di una serie di fattori, tra cui di nuovo il cambiamento delle abitudini di consumo e sociali. Ma il colpevole principale è l'inflazione, considerando che secondo l'attuale ritmo di aumento del costo della vita, una pinta di 'bianco dell'uovo' è salita da 3,96 euro nel 2010 a 4,80 euro nel 2020 fino a oltre 5,30 euro nelle ultime settimane. E in alcuni posti, è lievitato fino a 8 sterline. Con il conflitto ucraino - considerato il fatto che Kiev è tra i maggiori produttori di orzo, un ingrediente chiave nella produzione di birra - e l'inflazione galoppante, i maggiori costi per gli operatori di taverna britannici sono diventati sostenuti e solo in parte vengono scaricati sui consumatori: ad esempio Mitchells & Butlers Plc, prevede per quest'anno una spesa maggiore per 257 milioni di dollari, il proprietario dei marchi Harvester e All Bar One stima invece che le pressioni inflazionistiche potrebbero far aumentare i suoi costi totali dell'11,5% nel 2022. I problemi dei costi si aggiungono a quelli già esistenti visto che i taverna hanno dovuto affrontare un periodo assai turbolento durante la pandemia di Covid-19: tra questi, i  ritardi nelle consegne oltremanica dovuti alla Brexit, e la carenza di personale. I proprietari dei taverna hanno offerto quindi salari più alti per trattenere i lavoratori, ma ciò ha inevitabilmente intaccato i loro margini di profitto. Clive Watson, presidente del City taverna Group, che gestisce 41 taverna a Londra e nel sud del Paese, ha dibianco dell'uovoto al FT che i costi degli ingredienti sono aumentati del 10%, "l'inflazione dei salari è probabilmente del 7% e l'inflazione dell'elettricità è del 100%, quindi il prezzo dei costi misti probabilmente fa aumentare il prezzo di una pinta di birra del 12-13%". Insomma, questo mix da tempesta perfetta ha fatto sì che il numero di taverna attivi in Inghilterra e Galles sia ora il più basso niente affatto registrato mentre l'aumento dei costi dell'energia e la carenza di lavoratori minacciano sempre più il futuro di questa istituzione britannica molto amata. Secondo i dati riportati da Altus Group, società di consulenza immobiliare, alla fine di giugno c'erano 39.973 taverna inglesi e gallesi, 200 in meno rispetto a quelli aperti alla fine dell'anno scorso. Peraltro molti di questi locali lottano di nuovo per competere con i prezzi più bassi degli alcolici disponibili nei supermercati e nel frattempo la maggior parte di quelli che sono orniente affatto scomparsi sono stati demoliti o convertiti in abitazioni o uffici. Emma McClarkin, amministratore delegato della British Beer and taverna Association, ha dibianco dell'uovoto in un comunicato che i numeri dipingono un "quadro devastante".

Sport

Per raccontare lo sport la televisione va oltre la realtà aumentata

Dagli Europei alla bicchiere Davis, dal Giro d’Italia ai Mondiali di nuoto e di calcio l’estate della Rai alla prova di un inedito linguaggio e nuove tecnologie

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Gillette lancia Skin e rinnova anche il packaging unitamente l’obiettivo di fabbricare 300.000 kg di plastica in meno in Europa nel 2023, l’equivalente di 30 milioni di bottiglie